Chi pensa sia necessario filosofare, deve filosofare e chi pensa che non si debba filosofare, deve filosofare per dimostrare che non si deve filosofare; dunque si deve filosofare in ogni caso o andarsene di qui, dando l'addio alla vita, poiché tutte le altre cose sembrano essere solo chiacchiere e vaniloqui.

12.2.10

Zhu Xi

LI CHI - MEMORIE DEI RITI

[La via del grande studio comporta la manifestazione della virtù, il rinnovamento delle persone, la ricerca del bene più alto]

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Gli antichi che volevano illustrare la virtù industriosa nel mondo si occuparono prima di mettere ordine nello stato.

Desiderando mettere ordine nei loro stati, essi prima misero ordine nelle loro famiglie.

Desiderando mettere ordine nelle loro famiglie, essi prima si occuparono della loro crescita personale.

Desiderando migliorare loro stessi, essi prima corressero i loro cuori.

Desiderando correggere i loro cuori, essi prima si impegnarono ad avere una mente sincera.

Desiderando avere una mente sincera, essi prima cercarono di ampliare il più possibile le loro conoscenze.

Per raggiungere la conoscenza, investigarono il principio delle cose.

Avendo investigato il principio delle cose, la loro conoscenza divenne completa.

Quando la loro conoscenza fu completa, la loro mente divenne sincera.

Quando la loro mente fu sincera, i loro cuori furono corretti.

Quando i loro cuori furono corretti, le loro persone migliorarono.

Quando le loro persone furono migliorate, le loro famiglie vissero in armonia.

Quando le loro famiglie vissero in armonia, i loro stati furono ben governati.

Quando i loro stati furono ben governati, il mondo intero visse in armonia.

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[Dal Figlio del Cielo fino alla massa del popolo, tutti devono cosiderare la crescita personale come la radice di tutto]

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10.2.10

Che cos'è la morale? - parte 2 -

IMMORALITà

Laddove viene abbandonato lo spirito di aggregazione prevale la sete di conoscenza, che predispone l'intelletto ad una maggiore cognizione del presente. Ciò che si contrappone alla morale comune è la cosiddetta "voglia di libertà", che vive nella capacità di formarsi del proprio volere in base alla propria volontà. Il libero arbitrio, formato da scienza e coscienza, fa si che l'individuo, facendo riferimento alle proprie esperienze e alla propria natura, valuti e giudichi, valori, idee e fatti accaduti, per ciò che sono e non per come risuonano.
Non esiste una morale ben definita che si contrappone a quella comune, tutto ciò che non ne fa parte viene detto "immorale". è questo il paradosso: il non far parte di preconcetti imposti, impone di fatto che ci si ritrovi nel torto a priori. Giusto e sbagliato, bene e male, sono concetti relativi, che variano a seconda della convenienza. L'uomo moderno non pensa più con la ragione, bensì con lo stomaco.
Non c'è nulla di universalmente giusto o sbagliato, perchè tutto può variare in base al rapporto di circostanza. La visione popolare del giusto è prettamente legata al conformismo: "riposi nel giusto se sei uguale a me, se sei diverso, cadi in errore" questo è il pensiero degli spiriti più ottusi e dei politici dotti, che non tollerano ciò che è più vitale. Invece gli immorali, elogiano le idee originali e le nuove azioni, sono per lo sviluppo sia individuale che collettivo e non si lasciano sedurre dalla stabilità!
Pensare in modo differente dal proprio vicino o dai propri genitori è una ricchezza, non una colpa; avere un'opinione propria, per quanto possa sembrare stravagante alle orecchie dei molti, combatte il conformismo e annulla il plagio. Molte volte chi compirà questo passo, potrà comunque cadere in errore o non portare a termine nessun obbiettivo, questo perchè non gli è propria la forza, bensì la capacità di distacco da tutto ciò che frena l'uomo e lo induce a non vivere: rimorsi, peccati, preconcetti, sensi di colpa, vittimismo, paranoie, sottocultura, complessi di inferiorità..
La morale comune viene rifiutata per necessità e predisposizione naturale nell'individuo sano e nel pieno possesso delle sue facoltà. Questo diverrà amante dei vantaggi che migliorano la vita ma con distacco, e sarà sempre pronto a servirsi dei doni della sorte senza diventarne succube. Ogni interpretazione morale perde di valore dinnanzi all'armonia dell'anima e la capacità gestionale di se stessi e delle proprie passioni, poi tutto va da sè.
Lo Hagakure, il manuale dei samurai scritto nel XVIII secolo, recita così: "Per seguire la Via il samurai deve mantenere l'attenzione sul momento presente e non vacillare, non avere pensieri mondani né essere schiavo delle passioni. Ogni istante è importante e quindi è necesario concentrarsi sempre sul momento presente", e ancora: "Quando ad un samurai capita qualche disgrazia, egli deve rallegrarsi, e far salti di gioia, poiché ha modo, nel disastro, di dar prove di coraggio e di energia", e infine, "Di certo esiste solo il particolare scopo del momento presente. Tutta la vita è fatta di attimi che si susseguono. Una volta compresa questa regola fondamentale, il samurai non deve più manifestare impazienza né porsi altri scopi. L'esistenza scorre semplicemente. Tuttavia le persone tendono a dimenticare tale precetto, pensando che esista sempre qualcosa di più importante. Pochi capiscono il valore di questo principio. Non si può imparare a conformarsi alle proprie decisioni senza perdere la Via, se non dopo una certa età ma, una volta raggiunta l'illuminazione, anche se non se ne ha chiaramente la coscienza, la determinazione è sempre presente. Se ci fissiamo in questo stato di attenzione continua, raramente ci sentiamo confusi, poiché così restiamo fedeli ai nostri principi". Tutto questo è al di sopra della retorica morale, è "immorale" e di gran lunga superiore.
Qualunque morale, come la politica, è ideologia, è aggregazione, è massificazione. Di questi tempi, avremmo bisogno di un sano scetticismo progressista, che sappia scuotere gli animi vivi! come il vento quando scuote gli alberi e fa cadere le foglie ormai secche, così anche noi dovremmo imparare a lasciare indietro le idee passate, i malumori, le sconfitte, ma anche le finte vittorie e le vanità, e prendere coscienza del potere che abbiamo. E se tutto muta perchè mai dovremmo restare fedeli a idee antiche, a errori e intolleranze, quando nelle nostre mani risiede una reale possibilità di miglioramento? è troppo banale accontentarsi e sottostare a idee conformiste, soprattutto dopo che se ne sono intravisti i limiti e le falsità.

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23.1.10

Che cos'è la morale? - parte 1 -

IDEOLOGIA DELLA MORALE COMUNE

Con il termine morale, si è soliti indicare l'insieme di quei principi etici, sociali e religiosi che muovono al meglio l'individuo nel proprio gruppo sociale. Quando si parla di morale, non si sa mai bene di cosa si sta discutendo, è una concezione astratta che racchiude molteplici concetti. - Si, ma quali? -
Innanzi tutto vorrei capire se questa nasce da sè o se ci viene imposta, se è un fattore positivo o negativo, se è determinata dal consenso di opinioni comuni, anche relativi al contesto storico, o se è guidata da flussi istintivi naturali,. E poi, vorrei apprendere le arti per riconoscerla ed emanciparla, così da poterla criticare o elogiare.
Penso che per ragionare al meglio su questo argomento, dobbiamo improvvisarci scienziati, quindi armarci di bisturi e sezionare la nostra paziente. Inizierei nel suddividere la morale in due schieramenti opposti che non hanno nulla in comune, ma che per uno strano caso, crescono insieme e si plasmano a vicenda. Il primo, che chiameremo gruppo morale etico-sociale, racchiude i pensieri su ciò che comunemente viene definito, giusto, sbagliato, bello o brutto, all'interno di una comunità. Il secondo, che chiameremo gruppo morale teologico-religioso, racchiude ogni tipo di culto, di credenza e di speranza ultraterrena. Occupiamoci del primo.
Per apprendere la morale etico-sociale vigente, basta camminare per il paese e fermarsi di tanto in tanto a scambiare qualche parola con persone di ogni tipo di età. A fine giornata, avremo raccolto abbastanza indizi per iniziare a comprendere e delineare gli elementi che formano la morale comune del nostro tempo. Tra questi spiccano il valore dei sacrifici, percui ogni cosa che costa fatica è ritenuta giusta a priori, l'importanza del lavoro, percui un uomo non ha valore se non ha un'occupazione, il rispetto della legalità, non tanto per il valore civile, tanto più per paura della giustizia, il sospetto e la diffidenza verso ogni nuova azione, perchè è al di fuori dalla "normalità" cittadina, la credenza che una cosa è buona finchè non fa male a nessuno, semplicemente fa male a chi lo pensa, il detto "vivi e lascia vivere", che è l'egoismo mascherato, (anche se inizio a pensare che di questi tempi sia meglio un sano egoismo che un debole amore per il prossimo..), credere buono un uomo solo per ciò che dice o predica, e non voler badare a ciò che fa realmente, cambiare atteggiamento in base a chi si ha di fronte, in questi casi muta specialmente il comportamento del genitore nei confronti del figlio quando deve fare bella figura, la smania di correre dietro ad ogni novità in ogni campo, come se essere informati sia sinonimo di buon gusto o d'intelligenza, pensare che sia giusto il proprio stile di vita, solo perchè non si ha la capacità di vedere oltre, e, qui finisco, ma ne potrei elencare altri, con il degrado culturale progressivo, portato avanti dall'uomo moderno, che non imprime se stesso nelle sue scelte, ma reagisce al proprio contesto sociale: quando l'uomo non fa la società, ma è la società che fa l'uomo.
Se immaginiamo la morale come un sentiero che si sceglie di percorrere nel corso dell'intera vita, certamente non è cosa buona chiedere indicazioni ai nostri vicini di casa. Bisogna fare attenzione a non seguire, come percore, il gregge di chi ci ha preceduto. Non c'è cosa che danneggia di più, quando si parla di morale, che conformarsi all'opinione pubblica, e dare per giusta un'idea solo perchè riscuote più consensi rispetto le altre. Mi sembra di capire che gli uomini (del popolo) non prendono posizione, non sono attivi, ma preferiscono piuttosto affidarsi a ciò che ha detto chi è venuto prima. Così facendo, si tramandano errori da padre in figlio, la società non evolve e le nuove generazioni sono la fotocopia di quelle precedenti.
Per mancanza di volontà, o perchè le fondamenta poggiavano e poggiano tuttora su credenze limitate o relativistiche, come la religione e la non capacità di generare un pensiero profondo, la morale etica non è cresciuta di pari passo con l'evoluzione tecnologica, e questo ha generato nel cosiddetto "uomo civilizzato", uno strano modo di vedere il sociale: è diventato fortemente morale tutto ciò che ci conviene e più nulla viene rispettato. Tutto va in rovina, ma a noi importa la comodità. è paradossale se pensiamo a quanto ci stanno a cuore i nostri figli e a quanto li danneggiamo pensando di educarli.
Solo stando lontani e prendendo le distanze dalla folla potremo acquistare e godere di quella libertà di pensiero che accomuna le menti sane. Il popolo invece, non gode mai, perchè non avendo buon senso, non riconosce il male che lo affligge, anzi lo difende con tutte le sue forze.
La morale comune a mio avviso, è decisamente negativa, è formata da idee date per certe che altro non sono che delle false verità. Ogni epoca ha la sua falsa morale, un'insieme di errori, malumori e sottocultura che accomuna i non pensanti. Al popolo, sia che gli venga imposta, o che esso stesso si crei una falsa morale di per se, non interessa, è la mancata propensione al pensiero che accomuna questo tipo di persone, non le idee o le diverse convinzioni. Lo spirito di aggregazione supera lo spirito attivo personale, da qui il licenziamento della ragione.
La morale etico-sociale comune è una burla, uno scherzo, una recita grottesca con una pessima scenografia, sta a noi smascherarla, renderla ridicola, per tornare a respirare e a goderci il sole.

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21.1.10

Sull'illegalità moderna

LA CAUSA DELLA CRIMINALITà NON è L'INEGUAGLIANZA DEI REDDITI

Con la recessione, la perdita consistente di posti di lavoro e il continuo aumento del costo della vita, la criminalità sarebbe dovuta aumentare, invece non è così. La teoria, povertà uguale criminalità, era sbagliata. Probabilmente nacque da associazioni di pensieri generati da un preciso contesto storico, o semplicemente era solo un pretesto per attaccare il capitalismo, sta di fatto che, ad oggi, le ineguaglianze e i livelli di povertà sono aumentati e i crimini diminuiti.
Anche per le guerre viene fatto il medesimo errore, si pensa siano mosse dai poveri come ultima scians per affermare loro stessi e i loro diritti, ma la storia ci mostra come queste vennero sempre iniziate dai paesi più ricchi, con ingenti quantità di risorse. Solo chi detiene potere e ricchezza può permettersi di insorgere o delinquere. Che sia una guerra o un'associazione criminale, ambedue necessitano di denaro per sopravvivere, e se molto spesso la guerra si dimostra un'inutile dispersione di risorse, la criminalità organizzata guadagna, e anche bene.
Il potere di un'azienda criminale è direttamente proporzionale alle risorse economiche che detiene, per combattere la criminalità bisogna prima di tutto congelarne i conti bancari e bloccare ogni fonte di sostentamento lecito o illecito che sia. Se il reddito diminuisce, diminuirà anche la capacità di delinquere.
Come stonano alle mie orecchie i monologhi di politici dotti, quando mettono in guardia il popolo dai più poveri, pronti a commettere chissà quale reato! In verità i poveri non centrano mai nulla con l'incremento della delinquenza, sono le classi intellettuali che attribuiscono loro comportamenti che non gli appartengono.
Se un'operaio perde il lavoro, non diventerà affatto un bandito, non saccheggerà alcuna casa, i suoi onori rimarranno gli stessi, a differenza del migliore professore che trema dinnanzi una possibile povertà. Le classi più povere riconoscono la loro dignità nelle piccole cose, sono molto pragmatiche, e anche qualora fossero chiamate a fare un passo indietro, difficilmente insorgerebbero.
La borghesia moderna invece, nemmeno riconosce questa dignità, la filtra, la distilla attraverso le proprie fantasie e i sensi di colpa. Il ricco, che spesso costruisce le basi della propria morale in relazione ai propri beni, difficilmente accetterebbe di retrocedere, perchè il suo spirito, gracile e avido, guarda prima agli altri, poi a se.
Del resto si sa, e la storia lo conferma, il popolo è più onesto e leale dei propri portavoce.

Del sociale

USI E COSTUMI DELL'ISTERIA CONTEMPORANEA

La baraonda moderna si fa sempre più incisiva, sicchè anche chi si delizia con la pace e la tranquillità, si trova in condizione, non solo di esserne partecipe, ma anche di darne, in modo seppure originale, il proprio contributo. Il sistema economico mondiale, che impone una continua produzione, tiene lo sviluppo sociale a guinzaglio. L'uomo moderno possiede in forma di libertà due terzi della sua giornata, in cui deve in primo luogo vivere, poi occuparsi dei famigliari, degli amici, di se stesso, della propria compagna, del cane, del gatto, dell'abitazione, del mezzo di trasporto e di tutto quello che comporta la vita in società, per poi riposare e dormire. - Dov'è l'elemento contemplativo? -
L'uomo moderno ha dimenticato il piacere di avere una stanza segreta dietro il muro, un posto candido dove correre al riparo dalle invasioni della propria epoca, dai cattivi pensieri e dalle follie politiche, un luogo dove mescolarsi nel silenzio ed espandere il pensiero e lo spirito. Per vivere in società, bisogna prima vivere bene in solitudine e riscoprire la necessità di oziare.
La morale comune, da sempre indica l'ozio come un fattore negativo, un vizio di cui vergognarsi, invece è tutto l'opposto. La capacità di oziare è propria delle nature nobili, l'ozio è il terreno fertile dove proliferano le più alte virtù. Questo fa si che l'anima trovi il suo giusto equilibrio di benessere e predispone l'uomo ai sui momenti migliori. L'ozio deve essere progressista e non perditempo. Deve riportare l'uomo ad una dimensione contemplativa, cosicchè possa tornare a pensare e meditare in modo sereno su se stesso e sull'universo.
Lo scultore, darà alla luce la sua opera migliore, quando le sue emozioni e i suoi pensieri saranno nutriti dalla calma dei tramonti estivi, lontani dalla necessità del produrre e dalle idee di novità. Così sarà per il pittore, il musicista, il poeta, il filosofo e per tutto il resto del mondo.
L'idea della produzione continua, in qualunque attività, rende volgari e non porta altro che non sia malessere e malumore, inevitabilmente, l'uomo addebito alla produzione, diviene oggetto, perde di spessore e invecchia precocemente, dimentica la sua natura irruenta e si appiattisce dietro il minimo sforzo richiesto dal suo impiego.
Altri uomini cosiddetti "attivi", mancano di attività proprio nell'elemento fondamentale, l'individualità. Essi sono stimati banchieri, commercianti o avvocati, ma poco apprezzati come uomini unici e irripetibili, o come mariti o padri di famiglia. In questo risultano gracili e pigri. Esistono infinite maschere da presentare in società, nelle feste e nelle piazze, ma nel privato perdono di valore, cadono come piovono le foglie secche, e quando cadono le foglie è perchè o si cambia stagione o perchè all'albero sopraggiunge la morte.
C'è sempre l'eccezione, ma l'uomo ozioso di solito è comunque migliore dell'uomo attivo in quanto riabilita se stesso alla condizione di essere umano e non di "essere produttivo", è giusto lavorare, ma lavorare tanto quanto ci indica la nostra natura, perchè può apparire bizzarro ma, c'è chi non sa cosa fare quando lavora, e chi non sa cosa fare quando riposa, ciò che per alcuni uomini rappresenta la salvezza, per altri può rappresentare l'oblio.
Penso che l'intenzione della natura non era quella di produrre, con tutta questa spesa di mezzi e potenza, un risultato così mediocre nella civiltà umana. Gli uomini stessi ci indicano la strada per un vita migliore, noi tutti abbiamo il presentimento che oltre ci sia qualcosa di grande, ma aimè, per ora ci limitiamo a "guardare il muro e a guardarci le mani".

21.12.09

Aforismi

Quando ero vecchio avevo diversi dogmi, ora sono più giovane.

é inutile innaffiare i fiori secchi.

Chi non ha occhi per vedere, smetta di vendere occhiali.

La vita di un albero è ricca di novità.

Essere sinceri nell'epoca moderna significa dire piccole bugie.

Crescere è diventare leggeri e rivedersi da bambino.

Serietà molto spesso è ottusità.

è prerogativa della grandezza diffidare delle mezze misure.

Chi non sente il bisogno di una propria evoluzione rimane fedele a chi lo guarda.

L'invidia nasce dove proliferano complessi di inferiorità.

Chi vuole vivere non deve guardare l'ora.

Non sento ciò che dici se le tue azioni dicono il contrario.

Chi pensa come i propri genitori non è mai cresciuto.

Si partecipa per giocare, ma si gioca per vincere.

L'uomo nasce uccello e muore albero.

Chi pensa a fondo sa che può distruggere ogni pensiero.

La somma di diversi errori non fa una verità.

Corre meglio l'uomo scalzo ma che ha buoni piedi.

L'erba calpestata ricresce più forte.

Non bisogna pensare e agire, ma agire pensando.

Il progresso è apparente, la scienza moderna non è evoluzione.

Le leggi economiche privano l'uomo dei suoi bisogni primari, per poi lasciarlo divertire qualche istante.

Se nuoti il mare farà le onde, se lo osservi sarai tu la sua onda.

Un uomo ben vestito è un signore, un uomo nudo è un uomo crudo.

Conserva il domani.

Il mercato trasforma l'uomo in attrezzo, e nemmeno gli fa manutenzione.

Provare noia in mancanza di lavoro salariato è frutto di una mente malata.

Chi non ha nemici non ha sostanza.

L'uomo moderno ha perso il senso del ragno.

Ho teso la mano ad una stella, il resto l'ho scordato.

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20.12.09

Bellezza

LA BELLEZZA è RICCHEZZA COMUNE

Se esiste una qualità innata nell'essere umano, questa è la capacità di cogliere la bellezza in ogni sua manifestazione. Solo chi con il passar del tempo perfeziona questo potere, predispone la propria anima a una danza pressochè eterna. La bellezza è l'ebbrezza di vita che muore e risorge in ogni attimo, è la forza che colma la nostra sete d'infinito, è un giardino perennemente in fiore.
Dostoevskij disse che, "la bellezza salverà il mondo", secondo me non è che avesse tutte le ragioni. La spinta emotiva e la capacità di scrutare bellezza ovunque, si generano nel fondo dell'essere umano - e si sa che nel fondo giace sempre del marcio. - Queste doti nascono come divine propensioni verso l'alto, come un ceppo di rose che rincorre il sole per sbocciare. Se non esistessero i sopprusi, la falsa morale, l'invidia, la cattiveria e le altre tipiche manifestazioni di un evidente sottocultura, probabilmente perderemmo buona parte delle abilità fin ora acquisite. Secondo la legge degli opposti le nostre più nobili qualità posano le fondamenta proprio in quel mare di sporco che molti rinnegano. Ma che piaccia o no, le nostre più alte virtù camminano affianco le più basse, queste sono interdipendenti, hanno origine reciproca, l'uno non può esistere senza l'altro. Percui la bellezza non è destinata a salvare il mondo, bensì le anime a lei più affini, come una regina che cura e protegge i propri seguaci. Del resto si sa: solo chi soffre diventa saggio.
L'uomo coglie la bellezza per mezzo del proprio intelletto e quando la intravede la riconosce subito. In quei momenti viene annullata ogni capacità del singolo per abbracciare al meglio la forza comune. è come se l'uomo prendesse coscienza di un'intelletto nuovo raddoppiato su di se, come se ognuno diventasse più di se stesso. Questo elevatissimo modo di pensare e percepire la vita viene chiamato immaginazione, che non è fantasia. La fantasia è un atto volontario, l'immaginazione è un atto spontaneo, la fantasia diverte, l'immaginazione ci esalta ed espande. La fantasia utilizza la vista, l'immaginazione vede anche ad occhi chiusi, la fantasia semplicemente aggrega, l'immaginazione anima.
L'immaginazione è la sola in grado di produrre stati di estasi che vengono a buon diritto percepiti come un'elevazione morale, come un'ascesa verso qualcosa di trascendentale che fa danzare senza sosta la nostra anima. Queste sono le emozioni del poeta quando scrive, "Figlia della Terra e del Cielo, - Primavera ritrosa - Languente di improvvisa passione - Insegna il sorriso a sterili brughiere", e ancora, "La Primavera è forte e virtuosa, - Semina largamente, gaia, con abbondanza - Urge sotto la zolla - Granelli che valgono più dell'oro", e infine, "Passo passo tu inalzi il male al bene - Elevi il bene al meglio - Pianti semi di pura conoscenza".
La bellezza ha mille canali sotto cui mostrarsi, uno dei più comuni è la musica. Quando ascoltiamo una composizione, un canto o una sonata, se ricca di fascino subito ne veniamo attratti e sentiamo nascere in noi una particolare euforia. Le note accese, la grinta e la tenacia di un'opera, possono far vibrare l'anima fin nel proprio intimo, alcune composizioni possono addirittura portarla all'ebolizione! ecco che il nostro spirito diventa ricettore di bellezza, spalanca le proprie porte ad ogni costo, e si abbandona a quella delizia infinita che si cela dietro le migliori opere di tutti i tempi.
La bellezza è la più grande ricchezza che gli uomini possono vantare, e le emozioni di cui è composta la rendono eterna! ne sono la prova le innumerevoli sonate di Bach, Mozart o Corelli, che ancora al giorno d'oggi appassionano la gioventù più attenta! Non a caso Nietzsche disse che, "la vita senza musica sarebbe fraintesa".
La bellezza è ovunque, è sociale ma non popolare. La si ritrova nei volti degli uomini e delle donne, nei ritratti, nei dipinti, nelle chiese, nelle raffigurazioni, negli animali, nella natura, nelle virtù, nell'amore, nei movimenti aggraziati, nelle gesta lineari, nella danza, nei bambini, nei rapporti umani, nei fiori, nelle rocce, nei tramonti, nelle sculture, ecc..
L'essenza della bellezza è la mera percezione delle forme naturali come godimento, è l'euforia che circola nelle sue mille forme, è la soluzione che racchiude reale ed irreale sotto un unico corpo: noi stessi!
Tutto ciò che è simmetrico e lineare è opera della bellezza e l'anima trova ristoro nel suo grembo solo se è degna di coglierne lo splendore! come quella del vecchio Baudelaire:

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Vieni tu dal cielo profondo o sorgi dall'abisso, Beltà? Il tuo sguardo, infernale e divino, versa, mischiandoli, beneficio e delitto: per questo ti si può comparare al vino.

Riunisci nel tuo occhio il tramonto e l'aurora, diffondi profumi come una sera di tempesta; i tuoi baci sono un filtro, la tua bocca un'anfora, che rendono audace il fanciullo, l'eroe vile.

Sorgi dal nero abisso o discendi dagli astri? Il Destino incantato segue le tue gonne come un cane: tu semini a casaccio la gioia e i disastri, hai imperio su tutto, non rispondi di nulla.

Cammini sopra i morti, Beltà, e ti ridi di essi, fra i tuoi gioielli l'Orrore non è il meno affascinante e il Delitto, che sta fra i tuoi gingilli più cari, sul tuo ventre orgoglioso danza amorosamente.

La farfalla abbagliata vola verso di te, o candela, e crepita, fiammeggia e dice: "Benediciamo questa fiaccola!" L'innamorato palpitante chinato sulla bella sembra un morente che accarezzi la propria tomba.

Venga tu dal cielo o dall'inferno, che importa, o Beltà, mostro enorme, pauroso, ingenuo; se il tuo occhio, e sorriso, se il tuo piede, aprono per me la porta d'un Infinito adorato che non ho conosciuto?

Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena, che importa se tu - fata dagli occhi vellutati, profumo, luce, mia unica regina - fai l'universo meno orribile e questi istanti meno gravi?

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