ANTICONFORMISMO E CONFORMISMO ETICO-SOCIALE
Il mondo è un mare di illusioni, credenze e teorie, e noi siamo i naviganti in ascolto. Se le azioni vissute sono le stesse per tutti, le interpretazioni no. Da qui la creazione di due aggettivi contrapposti, conformista e anticonformista, per ben distinguere (e di nuovo classificare) un certo tipo d'uomo da un altro.
Noi in questo scritto non tratteremo atteggiamenti conformisti, nè spiegheremo il perchè di alcune forme d'aggregazione autolesioniste, (perchè chi le ha superate, già sà, chi ne fa parte, non ascolterebbe!) bensì discuteremo e valuteremo la figura dell'individuo non conforme, per necessità, alle questioni del suo tempo.
Quando si parla di anticonformismo come non citare Montaigne? che con la celebre domanda "che so io?" diede vita a uno dei più bei scritti di tutti i tempi! o Nietzsche che dell'anticonformismo fece il suo cavallo di battaglia! Tutti i più grandi uomini furono necessariamente anticonformisti, ad ognuno andava stretta la propria epoca! ma vediamo più da vicino chi è il conformista e il non conformista.
Conformista è colui che si adegua senza troppi problemi, ad usi, costumi e opinioni politiche-sociali del proprio tempo. Anticonformista è colui che, grazie ad una diversa evoluzione ed una decisa credenza in se stesso, si oppone al pensiero politico, etico e morale prevalente. Chiariamo subito alcuni aspetti. L'anticonformismo non è, come sostenne l'antropologo francese René Girard, il non sopportare la somiglianza con gli altri esseri umani, perchè l'anticonformista è fiero di essere un uomo; ma è la conseguenza inevitabile di una diversa evoluzione interiore, è la normativa che predispone l'individuo ad imporsi sul presente della propria vita. Si potrebbe quasi dire che il conformismo è la direttiva, l'anticonformismo è l'eccezione che invalida l'impostazione della regola.
L'anticonformista non è vincolato da nessun culto o dogma, non ha costrizioni morali e mai viene colto da rimorsi. Egli è libero da ogni standard intellettuale e non si cura di apparire serio o di avere un posto rispettabile in società; è come se avesse azzerato ogni preconcetto ed ogni insegnamento ricevuto, e rivalutato ogni cosa, ogni pensiero, in base alla sua personale scala di valori e alle sue esperienze personali. Le sue giornate si susseguono all'insegna della conoscenza e degli slanci vitali, cura e raffina le più piccole sfaccettature e nuota a testa alta in quell'immenso mare che è la nostra società. Irresponsabile, irruento, indipendente, osserva gli eventi e le persone che gli passano accanto e li misura e giudica secondo i loro meriti e le loro doti. Lapidario e deciso, condanna o apprezza, senza mezzi termini e senza tenere conto degli interessi e delle conseguenze, per questo il suo verdetto sarà sempre puro, verace. L'anticonformista è il teorico della creatività individuale, è colui che riconsegna l'uomo alla sua dimensione reale, è la forza motrice che muore e rinasce ogni giorno più forte!
"Chi vuol essere un uomo" disse Emerson, "deve essere un'anticonformista", rivolgendosi alle matricole di harvard; ma l'anticonformismo non si insegna, non si apprende dai libri e non si può descrivere se non in modo superficiale. Non esiste una linea predefinita che divide il conformista dal non conformista, non si può tracciare una scala per valutare chi è più conforme alla norma e chi non. Non si può criticare o trattare il tema dell'anticonformismo nei salotti e nei dibattiti aperti. Il non conformista, è lontano da tutto ciò! è lui stesso che per il suo modo di essere, prova felicità nel proprio intimo, e questo gli basta. Niente è sacro se non l'integrità del proprio animo.
La vita dell'anticonformista vale per se stessa e non per fare spettacolo. Egli preferisce di gran lunga avere una vita semplice e moderata, ma genuina, piuttosto che una vita scintillante e instabile. Ogni azione accettata e considerata da tutti eccellente, non sarà mai in grado di migliorare un uomo se non nella sua apparenza, difatti il non conforme alle regole comuni, sa che non fa alcuna differenza se lui compie o no determinate azioni, perchè il diritto di godere di un evento non è insito nell'azione. L'anticonformista sa che deve fare tutto ciò che a lui compete, e non ciò che la gente pensa o dice. Egli troverà sempre qualcuno che crederà di sapere meglio di lui, quale sia il suo dovere, o quale sia la strada che deve intraprendere per vivere al meglio, ma a questi risponderà con un sorriso perchè mai potrà accontentare le loro richieste. Le sue azioni prendono un'impronta nuova, colorata. Ogni forma di acconsentimento ad usi e costumi, ogni forma di aggregazione morale, è stata abbandonata per non disperdere energie utili.
Ogni sua azione è dettata dall'idea che lui ha di se stesso e non da ciò che gli altri si aspettano da lui. L'evoluzione lo porta ad allontanarsi da alcune persone e ad avvicinarsi ad altre, forse creerà malcontento in alcuni amici, ma questo fa parte dello sviluppo e della crescita, non si può rimanere fedeli a tutti. Le sue attenzioni saranno dedicate al sole e alla luna, egli confida a tal punto nel profondo e nel sacro che farà solo ciò che lo porta ad accrescere la gioia che prova nel suo cuore. Così cercherà chi è più simile a lui, non sprecherà le sue attenzioni per uomini o donne che non sono della sua razza, non correrà dietro a tutti per paura di restare solo, ma selezionerà le vere amicizie dalle conoscenze. Egli saluterà i vecchi amici invitandoli a rimanere fedeli ai compagni che più li rappresentano, e lui farà lo stesso.
La gente comune pensa che l'anticonformista rifiuta tutte le norme comuni, e per questo verrà accusato di essere in contrasto con il mondo, ma la sua coscienza e la sua forza non verranno minimamente intaccante, anzi il suo carattere prenderà piede! perchè quando un uomo viene attaccato o emarginato, vuol dire che sta procedendo nel migliore dei modi nel corso della propria vita! Egli ama ciò che è dettato dalla propria natura ed è deciso a seguire la verità perchè sa che questa lo condurrà fuori sano e salvo. Contempla la vita perchè è l'unica cosa che è degna di attenzione, e vive della forza vitale perchè è l'unica forza che lo mantiene vivo! ( è l'universo il maestro dell'anticonformista)
Ogni azione che comunemente arreca felicità, come una vincita economica, una buona carriera lavorativa, l'acquisto di un autoveicolo, di un telefono, una vittoria politica, una viottoria calcistica, si pensa che possa portare serenità e buon umore, ma è solo una credenza. L'anticonformista sa che nulla può portare pace se non noi stessi nel nostro intimo. Nulla può donare felicità se non la consolidazione dei nostri pensieri e dei nostri principi. Come cantava un noto cantautore, "l'anticonformista, non si accontenta di volare a bassa quota, e di sfiorare il mondo con un dito, egli vuole vivere di se stesso, del profondo e dell'eterno".
Chi pensa sia necessario filosofare, deve filosofare e chi pensa che non si debba filosofare, deve filosofare per dimostrare che non si deve filosofare; dunque si deve filosofare in ogni caso o andarsene di qui, dando l'addio alla vita, poiché tutte le altre cose sembrano essere solo chiacchiere e vaniloqui.
12.6.09
1.6.09
Acquisizioni di nuove arti creative
INDIZI PER LO SVILUPPO DI UNA CULTURA EVOLUTIVA
Da cent'anni a questa parte, con la fine della guerra e la compiuta industrializzazione, ogni nazione ha subito enormi cambiamenti. Paesi e città sono stati invasi da un eccessivo sviluppo e da rapidi cambiamenti sociali, che hanno indubbiamente modificato il pensiero e l'anima dell'uomo. Quel gusto dell'antico che dava l'idea di una certa consistenza, quella cultura che si pensava fosse solida e inattaccabile, nella quale sono stati allevati i nostri nonni, oggi non esiste praticamente più; noi, uomini del ventunesimo secolo non possiamo far altro che constatarne il decesso, e apprenderne gli insegnamenti attraverso libri e documenti. Basta spostarci di paese in paese per osservare i cambiamenti di costume e d'opinione. Solo nelle campagne o nei paesi dove ancora si vive di coltivazione e piccolo artigianato, possiamo trovare antiche forme di rapporto, di giochi, d'intrattenimento, di feste popolari, di sagre e di riunioni di paese, tutte graduazioni di rapporti sociali andate perdute con il progressivo cambiamento di vita dell'uomo moderno.
La vita spirituale del nostro tempo si esprime all'insegna di un forte indebolimento dei valori tradizionali. Viviamo un periodo di transizione al quanto grottesco, nascondiamo la mancanza di una vera coscienza rincorrendo una qualsiasi forma di intrattenimento, esaltiamo tutto ciò che è sbrigativo e mediocre a discapito della riflessione e del piacere di raggiungere uno scopo. Ma la biografia umana insegna che proprio tempi di stallo simili ai nostri, sono destinati a partorire nuovi meravigliosi rinascimenti, il problema è il prolungarsi dell'attesa.
Negli ultimi due secoli, l'uomo ha brillato come il sole tra le montagne, ha acquistato coraggio e fiducia in se stesso, come mai aveva fatto nella storia! dopo aver superato l'abilità greca è arrivato la conoscenza di sè, e di conseguenza al dramma della decadenza e alla necessità di nuovi valori. Dal tardo ottocento ad oggi, l'unica idea che diede una seria speranza di cambiamento, fu il concetto di urbanismo unitario situazionista; ma sessant'anni fa il mondo non era pronto a dei cambiamenti radicali, sociali e culturali, questo era ancora in balia degli istinti e rimbalzava da un'estremo all'altro, senza trovare un proprio equilibrio.
Ora, dopo aver vissuto esperienze e realtà differenti è tempo di abbandonare i vecchi istinti per ricoprirci di nuove arti. L'evoluzione continua lungo il sentiero della concretizzazione delle proprie idee, e se Debord affermava che "noi siamo degli artisti per quello che non siamo più artisti: noi veniamo a realizzare l'arte", noi uomini superiori veniamo a realizzare la vita!
La filosofia evolutiva non nasce per imporre un credo o per insegnare un pensiero o un'ideologia, bensì per crescere. Noi proponiamo una teoria emozionale della conoscenza e una concezione del pensare come "pia ricezione", siamo per un pensiero dell'individuazione attraverso un'educazione all'abbandono. L'uomo sa nutrire il proprio stomaco per vivere, ma non sa nutrire la propria anima per volare.
Per questo offriamo nuovi terreni su cui coltivare, che dettino condizioni favorevoli allo sviluppo dello spirito e che siano determinanti per un progresso umano e non industriale.
La nostra onda, deve essere in grado di sovvertire, senza costrizioni o forzature, il pensiero e l'alienata concezione comune del vivere, tutto deve venire da sè nella più totale normalità, come un uccello che migra verso territori migliori. Quale evento potrebbe agire in modo così incisivo, se non una rinascita culturale, spirituale e di costume?
I compiti di una cultura superiore, che si rifà allo sviluppo di una filosofia avolutiva sono principalmente tre:
1) Criticare attivamente i valori tradizionali e sviluppare nuove idee.
2) Infondere sicurezza e conforto ai molti, e rafforzare le fondamenta della loro vita.
3) Preservare gli slanci e le emozioni, dare ossigeno alle culture più raffinate e vivere a pieno i cambiamenti, per una continua crescita e uno sviluppo costante del presente.
Il primo punto è ciò che da inizio alla rinascita, è il superamento delle vecchie credenze e l'abbattimento dei vecchi idoli. In alcuni uomini, questo processo si verifica con lo sviluppo e la formazione dello spirito, questi hanno la capacità innata di valutare ogni avvenimento, ogni opinione, e ciò che non è sentito come qualcosa che fa parte del proprio essere, come qualcosa che contribuisca alla propria evoluzione, verrà allontanato. In altri invece, il processo può iniziare solo con una spinta esterna, che indirizzi la loro volontà verso qualcosa di costruttivo e che, con l'aiuto degli uomini migliori, riesca ad arrivare al superamento di concetti già vecchi nel diciannovtesimo secolo, come il superamento dei dogmi religiosi nel privato e nello stato, la presa coscienza della falsa morale e la messa in discussione delle idee inamovibili, basate su incertezze e paure derivate da una non conoscenza personale. Tutto questo può avvenire solo con un ritorno alle discussioni libere, con un rinnovato piacere di vivere in società e un ritrovato gusto nel confronto morale-spirituale diretto.
Il secondo punto rilascia all'uomo la forza per un'accurata ricerca di sè. Con il rafforzamento della tecnica e la presa coscienza del proprio mioglioramento, verranno riscoperte le fondamenta della vita umana basate sull'amore, sulla verità e sulla giustizia.Quando queste discipline verrano vissute a pieno, oltre che ad un graduale miglioramento di ogni singolo individuo, assisteremo allo sviluppo di ogni espressione umana derivata dal caos della natura.
Il terzo ed ultimo punto, è l'anello di congiunzione tra il percorso d'inizio e la filosofia evolutiva. Da questo momento in poi, a fare da protagonisti saranno nella maggior parte dei casi, gli spiriti più attenti e più liberi. Questi avranno il compito di evolvere l'umanità sempre ad un livello superiore e di sperimentare ogni forma di volontà come potenziale motore del presente. Saranno loro, concreti sognatori, a prendere in mano le redini del mondo e a dirigere gli uomini verso lontani orizzonti, perchè anche se non lo si crede, il talento umano supera di gran lunga la capacità di essere spiegato.
Un uomo, è un vero uomo, solo in quanto ci rende più felice la natura e la vita! non ha alcuna importanza l'attività che svolge o il suo grado nella scala sociale, perchè ogni attività è insensata, ed ogni discriminazione è superflua.
Bisogna difendere e preservare ogni arte umana, ogni talento ed ogni forma d'uomo che abbia del carattere. Ogni cultura ha bisogno del meglio dell'aspressione dell'universo e da sempre la natura conferisce i suoi segreti agli uomini superiori. Il valore di ogni singolo uomo, quando viene conosciuto, è destinato a influire sugli animi più puri, e talvolta anche a cambiare il corso degli eventi! L'antico Pons de capduoill scrisse che: "spesso ho ascoltato e mi pare vero il detto: in chi diletta l'uomo, pure Dio prende diletto". Michelangelo, dopo la morte di Cardinal Ippolito, scrisse di sè: "comincio ad avvedermi che le promesse di questo mondo sono per la più parte vani fantasmi, e che il confidare in sè stessi, e diventare cosa di valore e di pregio, è la via migliore e più sicura", Ah! se potessimo mantenere questa sensibilità, vivere nel felice presente e trovar serenità nella corso della giornata che con i sui mezzi richiede solo ricettività e percezione, abbandono e ascolto! questa è la speranza della filosofia evolutiva: diventare cosa di valore non solo per sè, ma anche per gli altri!
Da cent'anni a questa parte, con la fine della guerra e la compiuta industrializzazione, ogni nazione ha subito enormi cambiamenti. Paesi e città sono stati invasi da un eccessivo sviluppo e da rapidi cambiamenti sociali, che hanno indubbiamente modificato il pensiero e l'anima dell'uomo. Quel gusto dell'antico che dava l'idea di una certa consistenza, quella cultura che si pensava fosse solida e inattaccabile, nella quale sono stati allevati i nostri nonni, oggi non esiste praticamente più; noi, uomini del ventunesimo secolo non possiamo far altro che constatarne il decesso, e apprenderne gli insegnamenti attraverso libri e documenti. Basta spostarci di paese in paese per osservare i cambiamenti di costume e d'opinione. Solo nelle campagne o nei paesi dove ancora si vive di coltivazione e piccolo artigianato, possiamo trovare antiche forme di rapporto, di giochi, d'intrattenimento, di feste popolari, di sagre e di riunioni di paese, tutte graduazioni di rapporti sociali andate perdute con il progressivo cambiamento di vita dell'uomo moderno.
La vita spirituale del nostro tempo si esprime all'insegna di un forte indebolimento dei valori tradizionali. Viviamo un periodo di transizione al quanto grottesco, nascondiamo la mancanza di una vera coscienza rincorrendo una qualsiasi forma di intrattenimento, esaltiamo tutto ciò che è sbrigativo e mediocre a discapito della riflessione e del piacere di raggiungere uno scopo. Ma la biografia umana insegna che proprio tempi di stallo simili ai nostri, sono destinati a partorire nuovi meravigliosi rinascimenti, il problema è il prolungarsi dell'attesa.
Negli ultimi due secoli, l'uomo ha brillato come il sole tra le montagne, ha acquistato coraggio e fiducia in se stesso, come mai aveva fatto nella storia! dopo aver superato l'abilità greca è arrivato la conoscenza di sè, e di conseguenza al dramma della decadenza e alla necessità di nuovi valori. Dal tardo ottocento ad oggi, l'unica idea che diede una seria speranza di cambiamento, fu il concetto di urbanismo unitario situazionista; ma sessant'anni fa il mondo non era pronto a dei cambiamenti radicali, sociali e culturali, questo era ancora in balia degli istinti e rimbalzava da un'estremo all'altro, senza trovare un proprio equilibrio.
Ora, dopo aver vissuto esperienze e realtà differenti è tempo di abbandonare i vecchi istinti per ricoprirci di nuove arti. L'evoluzione continua lungo il sentiero della concretizzazione delle proprie idee, e se Debord affermava che "noi siamo degli artisti per quello che non siamo più artisti: noi veniamo a realizzare l'arte", noi uomini superiori veniamo a realizzare la vita!
La filosofia evolutiva non nasce per imporre un credo o per insegnare un pensiero o un'ideologia, bensì per crescere. Noi proponiamo una teoria emozionale della conoscenza e una concezione del pensare come "pia ricezione", siamo per un pensiero dell'individuazione attraverso un'educazione all'abbandono. L'uomo sa nutrire il proprio stomaco per vivere, ma non sa nutrire la propria anima per volare.
Per questo offriamo nuovi terreni su cui coltivare, che dettino condizioni favorevoli allo sviluppo dello spirito e che siano determinanti per un progresso umano e non industriale.
La nostra onda, deve essere in grado di sovvertire, senza costrizioni o forzature, il pensiero e l'alienata concezione comune del vivere, tutto deve venire da sè nella più totale normalità, come un uccello che migra verso territori migliori. Quale evento potrebbe agire in modo così incisivo, se non una rinascita culturale, spirituale e di costume?
I compiti di una cultura superiore, che si rifà allo sviluppo di una filosofia avolutiva sono principalmente tre:
1) Criticare attivamente i valori tradizionali e sviluppare nuove idee.
2) Infondere sicurezza e conforto ai molti, e rafforzare le fondamenta della loro vita.
3) Preservare gli slanci e le emozioni, dare ossigeno alle culture più raffinate e vivere a pieno i cambiamenti, per una continua crescita e uno sviluppo costante del presente.
Il primo punto è ciò che da inizio alla rinascita, è il superamento delle vecchie credenze e l'abbattimento dei vecchi idoli. In alcuni uomini, questo processo si verifica con lo sviluppo e la formazione dello spirito, questi hanno la capacità innata di valutare ogni avvenimento, ogni opinione, e ciò che non è sentito come qualcosa che fa parte del proprio essere, come qualcosa che contribuisca alla propria evoluzione, verrà allontanato. In altri invece, il processo può iniziare solo con una spinta esterna, che indirizzi la loro volontà verso qualcosa di costruttivo e che, con l'aiuto degli uomini migliori, riesca ad arrivare al superamento di concetti già vecchi nel diciannovtesimo secolo, come il superamento dei dogmi religiosi nel privato e nello stato, la presa coscienza della falsa morale e la messa in discussione delle idee inamovibili, basate su incertezze e paure derivate da una non conoscenza personale. Tutto questo può avvenire solo con un ritorno alle discussioni libere, con un rinnovato piacere di vivere in società e un ritrovato gusto nel confronto morale-spirituale diretto.
Il secondo punto rilascia all'uomo la forza per un'accurata ricerca di sè. Con il rafforzamento della tecnica e la presa coscienza del proprio mioglioramento, verranno riscoperte le fondamenta della vita umana basate sull'amore, sulla verità e sulla giustizia.Quando queste discipline verrano vissute a pieno, oltre che ad un graduale miglioramento di ogni singolo individuo, assisteremo allo sviluppo di ogni espressione umana derivata dal caos della natura.
Il terzo ed ultimo punto, è l'anello di congiunzione tra il percorso d'inizio e la filosofia evolutiva. Da questo momento in poi, a fare da protagonisti saranno nella maggior parte dei casi, gli spiriti più attenti e più liberi. Questi avranno il compito di evolvere l'umanità sempre ad un livello superiore e di sperimentare ogni forma di volontà come potenziale motore del presente. Saranno loro, concreti sognatori, a prendere in mano le redini del mondo e a dirigere gli uomini verso lontani orizzonti, perchè anche se non lo si crede, il talento umano supera di gran lunga la capacità di essere spiegato.
Un uomo, è un vero uomo, solo in quanto ci rende più felice la natura e la vita! non ha alcuna importanza l'attività che svolge o il suo grado nella scala sociale, perchè ogni attività è insensata, ed ogni discriminazione è superflua.
Bisogna difendere e preservare ogni arte umana, ogni talento ed ogni forma d'uomo che abbia del carattere. Ogni cultura ha bisogno del meglio dell'aspressione dell'universo e da sempre la natura conferisce i suoi segreti agli uomini superiori. Il valore di ogni singolo uomo, quando viene conosciuto, è destinato a influire sugli animi più puri, e talvolta anche a cambiare il corso degli eventi! L'antico Pons de capduoill scrisse che: "spesso ho ascoltato e mi pare vero il detto: in chi diletta l'uomo, pure Dio prende diletto". Michelangelo, dopo la morte di Cardinal Ippolito, scrisse di sè: "comincio ad avvedermi che le promesse di questo mondo sono per la più parte vani fantasmi, e che il confidare in sè stessi, e diventare cosa di valore e di pregio, è la via migliore e più sicura", Ah! se potessimo mantenere questa sensibilità, vivere nel felice presente e trovar serenità nella corso della giornata che con i sui mezzi richiede solo ricettività e percezione, abbandono e ascolto! questa è la speranza della filosofia evolutiva: diventare cosa di valore non solo per sè, ma anche per gli altri!
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31.5.09
Lao Tze
CENTO SCUOLE DI PENSIERO
Una piccola parentesi, per elogiare uno dei massimi esponenti delle Cento scuole di pensiero. Lao Tze, autore del Tao Te Ching e contemporaneo di Confucio, con la sua vivacità nemmeno sembra un cinese. Mentre la Cina, agli occhi delle potenze occidentali è un campo infinito di sfruttamento di mano d'opera, l'antica sapienza e l'antica arte dei cinesi proseguono la loro marcia trionfale nei cuori della gioventù più sensibile!
Dal Tao Te Ching:
Le parole vere non sono belle,
Le parole belle non sono vere,
L'abilità non persuade,
La persuasione non è abile.
Il saggio non è erudito,
L'erudito non è saggio,
L'uomo prudente non ammucchia proprietà,
Quanto più egli fa per gli altri,
Tanto più egli ha.
Il senso del cielo è benedire senza far danno.
Il senso dell'uomo prudente è operare senza discutere.
* * * * *
In principio questi ottenner l'Uno:
il Cielo l'ottenne e per esso fu puro,
la Terra l'ottenne e per esso fu tranquilla,
gli esseri sovrannaturali l'ottennero
e per esso furono potenti,
la valle l'ottenne e per esso fu ricolma,
le creature l'ottennero e per esso vissero,
principi e sovrani l'ottennero
e per esso furon retti nel governare il mondo.
Costoro ne furono resi perfetti.
Se il Cielo non fosse puro per esso
temerebbe di squarciarsi,
se la Terra non fosse tranquilla per esso
temerebbe di fendersi,
se gli esseri sovrannaturali non fossero potenti per esso
temerebbero d'annullarsi,
se la valle non fosse ricolma per esso
temerebbe d'inaridirsi,
se le creature non vivessero per esso
temerebbero di spegnersi,
se principi e sovrani non fossero nobili e alti per esso
temerebbero di cadere.
Il nobile ha per fondamento il vile,
l'alto ha per basamento il basso.
Perciò quando principi e sovrani chiamano sé stessi
l'orfano, lo scarso di virtù, l'incapace,
non è perché considerano lor fondamento il vile?
Ahimé, no!
Quando hai finito d'enumerare le parti del carro
ancor non hai il carro.
Non voler essere pregiato come giada
né spregiato come pietra.
* * * * *
Pratica il non agire,
imprendi il non imprendere,
assapora l'insapore,
considera grande il piccolo e molto il poco,
ripaga il torto con la virtù.
Progetta il difficile nel suo facile,
opera il grande nel suo piccolo:
le imprese più difficili sotto il cielo
certo cominciano nel facile,
le imprese più grandi sotto il cielo
certo cominciano nel piccolo.
Per questo il santo non opera il grande
e così può completare la sua grandezza.
Chi promette alla leggera trova scarso credito,
chi reputa tutto facile trova tutto difficile.
Per questo al santo tutto pare difficile
e così nulla gli è difficile.
* * * * *
I cinque colori fan sì che s'acciechi l'occhio dell'uomo,
le cinque note fan sì che s'assordi l'orecchio dell'uomo,
i cinque sapori fan sì che falli la bocca dell'uomo,
la corsa e la caccia fan sì che s'imbesti il cuore dell'uomo,
i beni che con difficoltà si ottengono
fan sì che sia dannosa la condotta dell'uomo.
Per questo l'uomo prudente
è per il ventre e non per l'occhio.
Perciò respinge l'uno e preferisce l'altro.
* * * * *
Una piccola parentesi, per elogiare uno dei massimi esponenti delle Cento scuole di pensiero. Lao Tze, autore del Tao Te Ching e contemporaneo di Confucio, con la sua vivacità nemmeno sembra un cinese. Mentre la Cina, agli occhi delle potenze occidentali è un campo infinito di sfruttamento di mano d'opera, l'antica sapienza e l'antica arte dei cinesi proseguono la loro marcia trionfale nei cuori della gioventù più sensibile!
Dal Tao Te Ching:
Le parole vere non sono belle,
Le parole belle non sono vere,
L'abilità non persuade,
La persuasione non è abile.
Il saggio non è erudito,
L'erudito non è saggio,
L'uomo prudente non ammucchia proprietà,
Quanto più egli fa per gli altri,
Tanto più egli ha.
Il senso del cielo è benedire senza far danno.
Il senso dell'uomo prudente è operare senza discutere.
* * * * *
In principio questi ottenner l'Uno:
il Cielo l'ottenne e per esso fu puro,
la Terra l'ottenne e per esso fu tranquilla,
gli esseri sovrannaturali l'ottennero
e per esso furono potenti,
la valle l'ottenne e per esso fu ricolma,
le creature l'ottennero e per esso vissero,
principi e sovrani l'ottennero
e per esso furon retti nel governare il mondo.
Costoro ne furono resi perfetti.
Se il Cielo non fosse puro per esso
temerebbe di squarciarsi,
se la Terra non fosse tranquilla per esso
temerebbe di fendersi,
se gli esseri sovrannaturali non fossero potenti per esso
temerebbero d'annullarsi,
se la valle non fosse ricolma per esso
temerebbe d'inaridirsi,
se le creature non vivessero per esso
temerebbero di spegnersi,
se principi e sovrani non fossero nobili e alti per esso
temerebbero di cadere.
Il nobile ha per fondamento il vile,
l'alto ha per basamento il basso.
Perciò quando principi e sovrani chiamano sé stessi
l'orfano, lo scarso di virtù, l'incapace,
non è perché considerano lor fondamento il vile?
Ahimé, no!
Quando hai finito d'enumerare le parti del carro
ancor non hai il carro.
Non voler essere pregiato come giada
né spregiato come pietra.
* * * * *
Pratica il non agire,
imprendi il non imprendere,
assapora l'insapore,
considera grande il piccolo e molto il poco,
ripaga il torto con la virtù.
Progetta il difficile nel suo facile,
opera il grande nel suo piccolo:
le imprese più difficili sotto il cielo
certo cominciano nel facile,
le imprese più grandi sotto il cielo
certo cominciano nel piccolo.
Per questo il santo non opera il grande
e così può completare la sua grandezza.
Chi promette alla leggera trova scarso credito,
chi reputa tutto facile trova tutto difficile.
Per questo al santo tutto pare difficile
e così nulla gli è difficile.
* * * * *
I cinque colori fan sì che s'acciechi l'occhio dell'uomo,
le cinque note fan sì che s'assordi l'orecchio dell'uomo,
i cinque sapori fan sì che falli la bocca dell'uomo,
la corsa e la caccia fan sì che s'imbesti il cuore dell'uomo,
i beni che con difficoltà si ottengono
fan sì che sia dannosa la condotta dell'uomo.
Per questo l'uomo prudente
è per il ventre e non per l'occhio.
Perciò respinge l'uno e preferisce l'altro.
* * * * *
Della spiritualità e del concetto di materia
TEISMO E MATERIALISMO
A rigor di storia non c'è altro dilemma che attanaglia tanto gli uomini come la seguente questione: "la materia produce tutte le cose o c'è anche un dio?".
Molti di noi, credo i più fra noi, sentono che un terribile freddo di morte scenderebbe sulle loro spalle se fossero forzati a credere che non c'è alcuna entità superiore, alcun elemento trascendentale che racchiude il mondo intero, ma che il tutto si è prodotto puramente per accidente e che prosegua il suo cammino senza alcuna espressione superiore. Senza un Dio, il mondo, ci parrebbe insensato, freddo, come se avesse qualcosa di squallido. Con Dio, invece, le cose diventano calde e piene di reali significati.
Quando usiamo l'espressione Dio, intendiamo un flusso superiore che si esprime in tutte le realtà, compreso l'uomo. Questa energia può essere vissuta in base al credo o alle esperienze private, e si esprime sotto le più svariate forme, quali possono essere la bellezza, la natura, l'amore, la gioia, la felicità, la forza delle virtù, la positività o la semplice credenza, ma ogni forma richiama i più nobili pensieri, ogni credo si rifà al giusto e alla crescita dello spirito. Per l'artista dio è la bellezza che emana tutto ciò che lo circonda, per lo scienziato è il continuo movimento degli atomi, per il naturalista è il flusso delle stagioni e la luminosità delle stelle, per il contadino è il rapporto che ha con la sua terra! Percui, noi nutriamo a grandi linee un senso di rispetto verso ogni tipo di culto, purchè liberi l'uomo dalle sue catene e lo faccia brillare di luce propria, (per quanto ci riguarda lontano da questioni teologiche di speranze ultraterrene che vincolano l'uomo nel presente) senza peccati e senza colpe, perchè ogni tipo di credo, che rafforza la fiducia in se stessi, è un potenziale motore che conduce alla felicità, ogni nuova concezione può portare l'uomo ad un rapporto meraviglioso con il mondo intero!
Partendo da questo concetto, che ogni uomo crede in un Dio diverso, ma che in realtà, la sua forza deriva da una radice comune che oscilla tra i due estremi e muove il mondo intero, dimostreremo che la disputa tra teismo e materialismo è una questione puramente scolastica, atta ad alimentare libri e discorsi da intellettuale di mestiere, ma di pochissimo rilievo nella vita quotidiana della gente.
Materialismo significa semplicemente la negazione di un qualsivoglia ordine/disordine superiore morale-spirituale, e l'affermazione di un'unica realtà in continuo muovimento puramente materiale. Teismo significa l'affermazione di una realtà spirituale, naturale e universale che da libero sfogo alla speranza e che accresce l'immaginazione.
Questi due concetti, in un primo momento, possono apparire uno l'opposto dell'altro, in realtà, soffermandoci ad analizzare gli elementi retrospettivi che li compongono, ci accorgeremo che sono la medesima cosa. I teisti, molto schiettamente, rimproverano i materialisti per quello che non sono, li accusano di bassezza e volgarità, rifiutando la loro scarsa angolazione visiva e le loro idee tecniche sul mondo. I materialisti rispondono che, la materia è la sola che esiste dall'origine del tutto e sarà la sola a vederne la fine, percui è l'unica cosa certa in cui credere; e che ogni metafisica, ogni visione particolare del mondo è frutto delle divagazioni umane.
Come si fa a questo punto a decidere da che parte stare? Sareste voi in grado di prendere una posizione netta sull'argomento e spiegarne le motivazioni? In molti ci hanno provato, da Feuerbach a hobbes, da Voltaire a Kant; ognuno di loro ha espresso nel migliore dei modi le proprie idee giustificando, per la gioia dei molti, la loro presa di posizione con alcuni scritti, a tratti oscillanti tra genialità e delirio; ma questo non ci impedirà di dire che è finalmente giunto il momento di riconoscere una volta per tutte che non c'è alcuna differenza pratica tra materialismo e teismo, perchè questi sono la stessa cosa spiegata da due angolazioni diverse.
Questi due apparenti opposti, giocano a rincorrersi come il gatto con il topo, perchè con una divisione insensata, con una contrapposizione ideologica, nessuno dei due schieramenti arriverà mai ad una conclusione, tutt'altro, saranno destinati ad un eterno chiacchiericcio da cattedra, se non riconosceranno la loro omogeneità, il loro completarsi a vicenda. Dio, che è la forza che muove l'intero universo, per mezzo della materia esprime la sua nobiltà, il suo splendore, la sua forza, per questo non ha alcun senso dividersi in due schieramenti, siamo tutti riconoscenti alla medesima energia, i materialisti hanno bisogno della spiritualità tanto quanto i teisti hanno bisogno della materia.
"Il fiore, è solo un fiore è vero, ma nasconde qualcosa che solo questo può darci".
Io, non sono nè materialista, nè teista; io, sono soltanto un uomo. Non faccio parte di nessuna classificazione umana, non mi identifico in nessun schieramento, del resto come farei per esempio a ritenermi teista? Io non credo in un dio che ci giudica, che ci guarda e che influisce sulla nostra vita terrena, nonostante questo ogni giorno elogio e rendo onore al creato e alla bellezza che respiro. Il mio dio non è religioso, bensì spirituale, è la capacità di interagire con la natura è lo splendore che mi intrattiene ore a guardare il cielo, è la serenità che avverto in presenza degli amici, è la sensazione di felicità che mi invade quando vado a letto e volo tra me e le montagne più alte. Dio è vivere a pieno la nostra vita onorando il mondo e ogni essere vivente, perchè Dio è felicità, e dove non vi è felicità, non vi è Dio. (a questo punto potrei addirittura essere accusato di essere materialista se non fosse per il fatto che concepisco una realtà superiore che si esprime per pezzo della materia e che racchiude il tutto!)
La disputa tra materialismo e teismo è di nuovo annullata con questo piccolo esempio.
Un bosco è per tutti un bosco, ma si carica di significato in base a chi lo guarda. Per il taglialegna il bosco è lavoro, fatica o semplice legna da tagliare, per l'affarista il bosco è un'inutilità da vendere al miglior offerente, ma per l'uomo superiore, che vede oltre, il bosco è la migliore delle case, è un fiume in piena di emozioni, è pura vita da respirare a pieni polmoni! e qui entra in gioco la nostra anima, perchè l'uomo che vede Dio dietro ogni cosa è l'uomo che apre la sua anima al mondo, ed è l'unico che porta avanti la vera evoluzione della specie. L'anima è il canale sotto cui dio mostra le sue virtù, e quando ci sintonizziamo sulle giuste frequenze, non c'è preghiera che possa eguagliare la gioia che proviamo, solo per il semplice fatto di vivere e fare parte del creato.
A questo punto, ogni disputa perde di significato davanti la forza universale. Ogni discorso, ogni spiegazione è spazzata via dalle sensazioni che proviamo! cosa importa se gli atomi sono Dio o se Dio muove gli atomi, l'importante è percepirne la positività! Feuerbach disse che "L'uomo sposta il suo essere fuori da sé, prima di trovarlo in sé. La religione è l'infanzia dell'umanità." probabilmente aveva ragione, e finchè l'uomo tratterà la religione come una materia, non capirà mai il senso della spiritualità.
Il semplice fatto che noi conosciamo il Dio cristiano o musulmano, dopo le letture della Bibbia o del Corano, sta a significare che non è quel Dio ad apparire al nostro interno, ma siamo noi ad apparire all'interno del suo mondo; nel senso che la nostra credenza, la nostra devozione, deriverà da una sorta di autoconvincimento e non da ciò che realmente sentiamo o sentivamo in precedenza.
Ogni credenza di tipo religioso imposta, come l'esser diventato cristiano, buddista o induista, deriva da una forma di aggregazione dovuta all'insegnamento che si riceve in base al luogo di nascita. Scegliere un Dio in cui credere, un Dio che tralaltro conosciamo perchè ci è stato insegnato, è come scegliere un partito politico che più si avvicina alle nostre idee, ma la politica è tipicamente materiale, Dio non lo è affatto! Dio bisogna sentirlo, viverlo e apprezzarlo, per questo difficilmente le persone credono in qualcosa, perchè pensano che la spiritualità sia solo una questione di devozione, o un'entità morale che impone divieti; in realtà l'ardore spirituale è ben lontano da tutto ciò, perchè Dio come lo intendiamo noi, abbatte ogni dogma e ogni costrizione, esso è quella forza che ci dona felicità! è la spinta vitale che avvertiamo quando apriamo la nostra anima al mondo! è il soffio che ci spinge alla beatitudine terrena, che fa volare la nostra anima!
Vi lascio alle vostre considerazioni.
A rigor di storia non c'è altro dilemma che attanaglia tanto gli uomini come la seguente questione: "la materia produce tutte le cose o c'è anche un dio?".
Molti di noi, credo i più fra noi, sentono che un terribile freddo di morte scenderebbe sulle loro spalle se fossero forzati a credere che non c'è alcuna entità superiore, alcun elemento trascendentale che racchiude il mondo intero, ma che il tutto si è prodotto puramente per accidente e che prosegua il suo cammino senza alcuna espressione superiore. Senza un Dio, il mondo, ci parrebbe insensato, freddo, come se avesse qualcosa di squallido. Con Dio, invece, le cose diventano calde e piene di reali significati.
Quando usiamo l'espressione Dio, intendiamo un flusso superiore che si esprime in tutte le realtà, compreso l'uomo. Questa energia può essere vissuta in base al credo o alle esperienze private, e si esprime sotto le più svariate forme, quali possono essere la bellezza, la natura, l'amore, la gioia, la felicità, la forza delle virtù, la positività o la semplice credenza, ma ogni forma richiama i più nobili pensieri, ogni credo si rifà al giusto e alla crescita dello spirito. Per l'artista dio è la bellezza che emana tutto ciò che lo circonda, per lo scienziato è il continuo movimento degli atomi, per il naturalista è il flusso delle stagioni e la luminosità delle stelle, per il contadino è il rapporto che ha con la sua terra! Percui, noi nutriamo a grandi linee un senso di rispetto verso ogni tipo di culto, purchè liberi l'uomo dalle sue catene e lo faccia brillare di luce propria, (per quanto ci riguarda lontano da questioni teologiche di speranze ultraterrene che vincolano l'uomo nel presente) senza peccati e senza colpe, perchè ogni tipo di credo, che rafforza la fiducia in se stessi, è un potenziale motore che conduce alla felicità, ogni nuova concezione può portare l'uomo ad un rapporto meraviglioso con il mondo intero!
Partendo da questo concetto, che ogni uomo crede in un Dio diverso, ma che in realtà, la sua forza deriva da una radice comune che oscilla tra i due estremi e muove il mondo intero, dimostreremo che la disputa tra teismo e materialismo è una questione puramente scolastica, atta ad alimentare libri e discorsi da intellettuale di mestiere, ma di pochissimo rilievo nella vita quotidiana della gente.
Materialismo significa semplicemente la negazione di un qualsivoglia ordine/disordine superiore morale-spirituale, e l'affermazione di un'unica realtà in continuo muovimento puramente materiale. Teismo significa l'affermazione di una realtà spirituale, naturale e universale che da libero sfogo alla speranza e che accresce l'immaginazione.
Questi due concetti, in un primo momento, possono apparire uno l'opposto dell'altro, in realtà, soffermandoci ad analizzare gli elementi retrospettivi che li compongono, ci accorgeremo che sono la medesima cosa. I teisti, molto schiettamente, rimproverano i materialisti per quello che non sono, li accusano di bassezza e volgarità, rifiutando la loro scarsa angolazione visiva e le loro idee tecniche sul mondo. I materialisti rispondono che, la materia è la sola che esiste dall'origine del tutto e sarà la sola a vederne la fine, percui è l'unica cosa certa in cui credere; e che ogni metafisica, ogni visione particolare del mondo è frutto delle divagazioni umane.
Come si fa a questo punto a decidere da che parte stare? Sareste voi in grado di prendere una posizione netta sull'argomento e spiegarne le motivazioni? In molti ci hanno provato, da Feuerbach a hobbes, da Voltaire a Kant; ognuno di loro ha espresso nel migliore dei modi le proprie idee giustificando, per la gioia dei molti, la loro presa di posizione con alcuni scritti, a tratti oscillanti tra genialità e delirio; ma questo non ci impedirà di dire che è finalmente giunto il momento di riconoscere una volta per tutte che non c'è alcuna differenza pratica tra materialismo e teismo, perchè questi sono la stessa cosa spiegata da due angolazioni diverse.
Questi due apparenti opposti, giocano a rincorrersi come il gatto con il topo, perchè con una divisione insensata, con una contrapposizione ideologica, nessuno dei due schieramenti arriverà mai ad una conclusione, tutt'altro, saranno destinati ad un eterno chiacchiericcio da cattedra, se non riconosceranno la loro omogeneità, il loro completarsi a vicenda. Dio, che è la forza che muove l'intero universo, per mezzo della materia esprime la sua nobiltà, il suo splendore, la sua forza, per questo non ha alcun senso dividersi in due schieramenti, siamo tutti riconoscenti alla medesima energia, i materialisti hanno bisogno della spiritualità tanto quanto i teisti hanno bisogno della materia.
"Il fiore, è solo un fiore è vero, ma nasconde qualcosa che solo questo può darci".
Io, non sono nè materialista, nè teista; io, sono soltanto un uomo. Non faccio parte di nessuna classificazione umana, non mi identifico in nessun schieramento, del resto come farei per esempio a ritenermi teista? Io non credo in un dio che ci giudica, che ci guarda e che influisce sulla nostra vita terrena, nonostante questo ogni giorno elogio e rendo onore al creato e alla bellezza che respiro. Il mio dio non è religioso, bensì spirituale, è la capacità di interagire con la natura è lo splendore che mi intrattiene ore a guardare il cielo, è la serenità che avverto in presenza degli amici, è la sensazione di felicità che mi invade quando vado a letto e volo tra me e le montagne più alte. Dio è vivere a pieno la nostra vita onorando il mondo e ogni essere vivente, perchè Dio è felicità, e dove non vi è felicità, non vi è Dio. (a questo punto potrei addirittura essere accusato di essere materialista se non fosse per il fatto che concepisco una realtà superiore che si esprime per pezzo della materia e che racchiude il tutto!)
La disputa tra materialismo e teismo è di nuovo annullata con questo piccolo esempio.
Un bosco è per tutti un bosco, ma si carica di significato in base a chi lo guarda. Per il taglialegna il bosco è lavoro, fatica o semplice legna da tagliare, per l'affarista il bosco è un'inutilità da vendere al miglior offerente, ma per l'uomo superiore, che vede oltre, il bosco è la migliore delle case, è un fiume in piena di emozioni, è pura vita da respirare a pieni polmoni! e qui entra in gioco la nostra anima, perchè l'uomo che vede Dio dietro ogni cosa è l'uomo che apre la sua anima al mondo, ed è l'unico che porta avanti la vera evoluzione della specie. L'anima è il canale sotto cui dio mostra le sue virtù, e quando ci sintonizziamo sulle giuste frequenze, non c'è preghiera che possa eguagliare la gioia che proviamo, solo per il semplice fatto di vivere e fare parte del creato.
A questo punto, ogni disputa perde di significato davanti la forza universale. Ogni discorso, ogni spiegazione è spazzata via dalle sensazioni che proviamo! cosa importa se gli atomi sono Dio o se Dio muove gli atomi, l'importante è percepirne la positività! Feuerbach disse che "L'uomo sposta il suo essere fuori da sé, prima di trovarlo in sé. La religione è l'infanzia dell'umanità." probabilmente aveva ragione, e finchè l'uomo tratterà la religione come una materia, non capirà mai il senso della spiritualità.
Il semplice fatto che noi conosciamo il Dio cristiano o musulmano, dopo le letture della Bibbia o del Corano, sta a significare che non è quel Dio ad apparire al nostro interno, ma siamo noi ad apparire all'interno del suo mondo; nel senso che la nostra credenza, la nostra devozione, deriverà da una sorta di autoconvincimento e non da ciò che realmente sentiamo o sentivamo in precedenza.
Ogni credenza di tipo religioso imposta, come l'esser diventato cristiano, buddista o induista, deriva da una forma di aggregazione dovuta all'insegnamento che si riceve in base al luogo di nascita. Scegliere un Dio in cui credere, un Dio che tralaltro conosciamo perchè ci è stato insegnato, è come scegliere un partito politico che più si avvicina alle nostre idee, ma la politica è tipicamente materiale, Dio non lo è affatto! Dio bisogna sentirlo, viverlo e apprezzarlo, per questo difficilmente le persone credono in qualcosa, perchè pensano che la spiritualità sia solo una questione di devozione, o un'entità morale che impone divieti; in realtà l'ardore spirituale è ben lontano da tutto ciò, perchè Dio come lo intendiamo noi, abbatte ogni dogma e ogni costrizione, esso è quella forza che ci dona felicità! è la spinta vitale che avvertiamo quando apriamo la nostra anima al mondo! è il soffio che ci spinge alla beatitudine terrena, che fa volare la nostra anima!
Vi lascio alle vostre considerazioni.
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9.5.09
Espressione dell'anima
STUDIO DELL'ANIMA NELLA QUOTIDIANITà DELLA VITA E NELLA PRATICITà DEGLI OGGETTI
Io onoro quell'uomo la cui ambizione non sta nell'accumulare denaro o proprietà, nell'essere famoso o potente, comandante o ministro, ma nell'essere un maestro del ben vivere, e nell'aministrare al meglio la propria vita in relazione alla vita altrui.
Da un cambiamento di scopo è seguito un cambiamento dell'intera scala attraverso cui si era soliti misurare uomini e cose. La ricchezza è da sempre nella concezione comune il primo titolo alla stima, ma oggi, ricchezza e povertà sono viste per quel che sono, i poveri sono coloro che si sentono tali, e nella maggior parte delle volte la povertà consiste solo nel sentirsi poveri. I ricchi, per come si danno a vedere e per come noi li conosciamo, in una vera scala sarebbero riconosciuti come gli ultimi dei pezzenti. Possiamo frequentare i giovani più ricchi della città, ma se questi appesantiscono le nostre giornate, non esiteremo ad allontanarli, come possiamo frequentare i più umili del paese e rimanerne affascinati. Gli uomini devono essere onorati e rispettati per quel che sono, non per quel che posseggono. Il classico pensiero associativo che, all'uomo ricco equivale un uomo di valore, ormai è un faro che illumina i vecchi libri di storia, basta guardarsi attorno per capire che il furore antico, nella maggior parte dei casi è stato sostituito dalla superficialità e dal rumore moderno. Per questo le nostre considerazioni sugli uomini devono essere totalmente estranee ai loro beni, solo così potremo valutarli realmente per quel che sono e apprezzare la loro anima, perchè l'uomo nella sua interezza rimane nell'eternità, le sue ricchezze sono solo di passaggio.
Le passioni e le pretese, da sempre spingono l'essere umano ad un continuo miglioramento di sè, sia in ambito spirituale che materiale, e ad una continua ricerca nel semplificarsi la vita nel quotidiano,(talvolta in modo eccessivo) da qui la nascita degli degli oggetti, ovvero, volontà umana sotto forma di materia.
Gli oggetti sono parte integrante della nostra vita quotidiana, questi possono essere classificati in base alle loro virtù. Ognuno di loro acquista un significato, ed una maggiore importanza, in base alla sua propria utilità e alla sua finalità concreta. Gli utensili annullano le difficoltà puramente pratiche, come accendere il fuoco, illuminare una stanza o spostarsi da una città all'altra. Immaginate quanto tempo dovremmo perdere se dovessimo accendere il fuoco a mano, con legna e paglia, o se per fare una qualunque cosa in casa dovremmo aspettare l'alba, o ancora se per spostarci di qualche decina di chilometri ci impiegassimo giorni interi, ecc. Gli oggetti ci permettono di dedicare più tempo ai divertimenti e ai pensieri, sono la dimensione sotto cui l'uomo progetta la sua vita, nonchè motrice dell'economia nazionale e abile spalla vanitosa di cui l'uomo moderno non è in grado di fare a meno. Come dei cortigiani, gli utensili, servono il proprio sovrano ogni volta che questo ne richiede, e quando hanno terminato il loro compito, o quando per necessità vengono sostituiti con degl'altri, migrano, pronti a dar sostegno ad un nuovo imperatore.
Ogni rapporto che si instaura tra oggetto e uomo, varia in base al beneficio che quest'ultimo ne ricava, e al maggior numero di fattori espressivi; perchè la bellezza degli oggetti risiede nella loro utilità, ma anche nella potenziale capacità di comunicare.
Quando acquistiamo un abito, non basta sceglierlo in base alla moda del tempo, al colore o al prezzo. Un vestito, per risultare piacevole, deve avere la giusta piega che trovi riscontro nella praticità del suo utilizzo; ogni risvolto, ogni ondulazione, ogni decorazione, che ne impedisce il corretto e semplice impiego, rende deforme le gesta della comodità e imbruttisce.
é proprio nella ricerca forzata della bellezza che la si perde definitivamente, perchè questa viene da sè, fuoriesce dall'armonia che si crea tra vestito e movimento del corpo, non dalle pompose decorazioni dei sarti. Più un vestito è semplice, più acquista bellezza, perchè la semplicità è la forma sotto cui l'anima mostra le sue virtù.
Quando acquistiamo delle scarpe, alla linea e al piacere dell'occhio, deve prevalere la comodità, altrimenti il costo elevato e le varie decorazioni non terranno a bada la scomodità.
Gli indumenti, tanto più rendono naturali e fluidi i movimenti del corpo, tanto più saranno apprezzati, sia da chi gli indossa, sia da chi li osserva.
Una caratteristica tra le tante, se non la più importante è che, un utensile non deve richiedere sforzi eccessivi nell'essere mantenuto. Gli oggetti devono semplificare e non intrecciare la vita, devono se è possibile, chiedere il minor sforzo e dare il massimo dei risultati. Ad esempio l'automobile, mezzo di trasporto utilissimo, ma a volte decisamente troppo costoso, perchè se il peso del mantenimento (con tutto ciò che comporta) supera la comodità dell'utilizzo, non ne vale affatto la pena. Nella scelta degli oggetti non dobbiamo troppo scendere a compromessi, dobbiamo sempre circondarci di un moderato numero di utensili che richiedano il minimo impegno e che sappiano mantenersi nel tempo. Il troppo stroppia, sopratutto negli oggetti.
Quando questi si allontanano dalla loro funzione primaria, ecco che sfociano negli eccessi. Quando entriamo in edifici di lusso, e lo spreco eccessivo va di pari passo con la vanità esasperata, se i nostri occhi rimangono abbagliati, la nostra anima non si lascia sorprendere e corre al riparo. I luoghi in cui i veri valori vengono accantonati per la morale affarista-borghese, sono una sorta di prova del nove, che conferma la necessità di una cultura diversa. Il fascino delle ricchezze persuade solo l'uomo superficiale, la vera ricchezza, quella che affascina gli uomini superiori, è altrove! ben lontana da muri decorati e sale capricciose, da favoritismi e compiacimenti, che distolgono l'uomo da se stesso e ne ubriacano l'anima. Gli edifici migliori sono le case che sanno accogliere e mettere a proprio agio le persone. Bisogna accogliere gli uomini e la loro anima, perchè se l'occhio vuole la sua parte, l'anima la esige! (filosofia della casa)
Ogni uomo dovrebbe instaurare un rapporto originale con i propri oggetti e con tutto ciò che lo circonda! ognuno dovrebbe imparare a far di se poesia, perchè come diceva Victor Hugo "L'anima è l'unico uccello che sostenga la sua gabbia"
Io onoro quell'uomo la cui ambizione non sta nell'accumulare denaro o proprietà, nell'essere famoso o potente, comandante o ministro, ma nell'essere un maestro del ben vivere, e nell'aministrare al meglio la propria vita in relazione alla vita altrui.
Da un cambiamento di scopo è seguito un cambiamento dell'intera scala attraverso cui si era soliti misurare uomini e cose. La ricchezza è da sempre nella concezione comune il primo titolo alla stima, ma oggi, ricchezza e povertà sono viste per quel che sono, i poveri sono coloro che si sentono tali, e nella maggior parte delle volte la povertà consiste solo nel sentirsi poveri. I ricchi, per come si danno a vedere e per come noi li conosciamo, in una vera scala sarebbero riconosciuti come gli ultimi dei pezzenti. Possiamo frequentare i giovani più ricchi della città, ma se questi appesantiscono le nostre giornate, non esiteremo ad allontanarli, come possiamo frequentare i più umili del paese e rimanerne affascinati. Gli uomini devono essere onorati e rispettati per quel che sono, non per quel che posseggono. Il classico pensiero associativo che, all'uomo ricco equivale un uomo di valore, ormai è un faro che illumina i vecchi libri di storia, basta guardarsi attorno per capire che il furore antico, nella maggior parte dei casi è stato sostituito dalla superficialità e dal rumore moderno. Per questo le nostre considerazioni sugli uomini devono essere totalmente estranee ai loro beni, solo così potremo valutarli realmente per quel che sono e apprezzare la loro anima, perchè l'uomo nella sua interezza rimane nell'eternità, le sue ricchezze sono solo di passaggio.
Le passioni e le pretese, da sempre spingono l'essere umano ad un continuo miglioramento di sè, sia in ambito spirituale che materiale, e ad una continua ricerca nel semplificarsi la vita nel quotidiano,(talvolta in modo eccessivo) da qui la nascita degli degli oggetti, ovvero, volontà umana sotto forma di materia.
Gli oggetti sono parte integrante della nostra vita quotidiana, questi possono essere classificati in base alle loro virtù. Ognuno di loro acquista un significato, ed una maggiore importanza, in base alla sua propria utilità e alla sua finalità concreta. Gli utensili annullano le difficoltà puramente pratiche, come accendere il fuoco, illuminare una stanza o spostarsi da una città all'altra. Immaginate quanto tempo dovremmo perdere se dovessimo accendere il fuoco a mano, con legna e paglia, o se per fare una qualunque cosa in casa dovremmo aspettare l'alba, o ancora se per spostarci di qualche decina di chilometri ci impiegassimo giorni interi, ecc. Gli oggetti ci permettono di dedicare più tempo ai divertimenti e ai pensieri, sono la dimensione sotto cui l'uomo progetta la sua vita, nonchè motrice dell'economia nazionale e abile spalla vanitosa di cui l'uomo moderno non è in grado di fare a meno. Come dei cortigiani, gli utensili, servono il proprio sovrano ogni volta che questo ne richiede, e quando hanno terminato il loro compito, o quando per necessità vengono sostituiti con degl'altri, migrano, pronti a dar sostegno ad un nuovo imperatore.
Ogni rapporto che si instaura tra oggetto e uomo, varia in base al beneficio che quest'ultimo ne ricava, e al maggior numero di fattori espressivi; perchè la bellezza degli oggetti risiede nella loro utilità, ma anche nella potenziale capacità di comunicare.
Quando acquistiamo un abito, non basta sceglierlo in base alla moda del tempo, al colore o al prezzo. Un vestito, per risultare piacevole, deve avere la giusta piega che trovi riscontro nella praticità del suo utilizzo; ogni risvolto, ogni ondulazione, ogni decorazione, che ne impedisce il corretto e semplice impiego, rende deforme le gesta della comodità e imbruttisce.
é proprio nella ricerca forzata della bellezza che la si perde definitivamente, perchè questa viene da sè, fuoriesce dall'armonia che si crea tra vestito e movimento del corpo, non dalle pompose decorazioni dei sarti. Più un vestito è semplice, più acquista bellezza, perchè la semplicità è la forma sotto cui l'anima mostra le sue virtù.
Quando acquistiamo delle scarpe, alla linea e al piacere dell'occhio, deve prevalere la comodità, altrimenti il costo elevato e le varie decorazioni non terranno a bada la scomodità.
Gli indumenti, tanto più rendono naturali e fluidi i movimenti del corpo, tanto più saranno apprezzati, sia da chi gli indossa, sia da chi li osserva.
Una caratteristica tra le tante, se non la più importante è che, un utensile non deve richiedere sforzi eccessivi nell'essere mantenuto. Gli oggetti devono semplificare e non intrecciare la vita, devono se è possibile, chiedere il minor sforzo e dare il massimo dei risultati. Ad esempio l'automobile, mezzo di trasporto utilissimo, ma a volte decisamente troppo costoso, perchè se il peso del mantenimento (con tutto ciò che comporta) supera la comodità dell'utilizzo, non ne vale affatto la pena. Nella scelta degli oggetti non dobbiamo troppo scendere a compromessi, dobbiamo sempre circondarci di un moderato numero di utensili che richiedano il minimo impegno e che sappiano mantenersi nel tempo. Il troppo stroppia, sopratutto negli oggetti.
Quando questi si allontanano dalla loro funzione primaria, ecco che sfociano negli eccessi. Quando entriamo in edifici di lusso, e lo spreco eccessivo va di pari passo con la vanità esasperata, se i nostri occhi rimangono abbagliati, la nostra anima non si lascia sorprendere e corre al riparo. I luoghi in cui i veri valori vengono accantonati per la morale affarista-borghese, sono una sorta di prova del nove, che conferma la necessità di una cultura diversa. Il fascino delle ricchezze persuade solo l'uomo superficiale, la vera ricchezza, quella che affascina gli uomini superiori, è altrove! ben lontana da muri decorati e sale capricciose, da favoritismi e compiacimenti, che distolgono l'uomo da se stesso e ne ubriacano l'anima. Gli edifici migliori sono le case che sanno accogliere e mettere a proprio agio le persone. Bisogna accogliere gli uomini e la loro anima, perchè se l'occhio vuole la sua parte, l'anima la esige! (filosofia della casa)
Ogni uomo dovrebbe instaurare un rapporto originale con i propri oggetti e con tutto ciò che lo circonda! ognuno dovrebbe imparare a far di se poesia, perchè come diceva Victor Hugo "L'anima è l'unico uccello che sostenga la sua gabbia"
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15.4.09
Cultura dell'anima
INTROSPEZIONE DELLO SPIRITO
Noi siamo gli eredi dei nostri antenati. In noi circola la loro evoluzione. Innumerevoli sono gli uomini che hanno abitato la terra, infiniti i loro pensieri. Se pensiamo intensamente alle varie epoche, alle realtà vissute, ai tempi antichi, se cogliamo per un istante il senso dell'infinità del tempo e del susseguirsi omogeneo delle distanze, la nostra anima si espande a dismisura; è come se il nostro io, per un istante, venisse colpito dal fulmine della percezione dell'essere rimanendone estasiato. In quei pochi secondi riusciamo a percepire la l'enormità dell'universo e la sua forza vitale, la bellezza degli uomini e le potenzialità di cui dispongono. Sono istanti che ci indicano la via per uno studio approfondito dell'essere umano, per una scienza che sia in grado di leggere l'uomo nella sua interezza e che dia un doveroso valore all'interiorità, che non sia mai fine a se stessa ma che dischiuda realtà indispensabili non solo al vivere, ma al vivere crescendo.
La storia è la biografia dell'esistenza umana e da essa derivano le molteplici capacità dell'uomo moderno nel campo della fisica, dell'architettura, della medicina e così via, ma l'uomo in genere, non ha mai approfondito i suoi brividi, non si è mai cercato, non ha mai frugato nelle viscere di se stesso! al contrario, ha spesso subordinato gli altri al sapere di se stesso, recando enormi danni alla società, e questo ha contribuito a promuovere una graduale atrofizzazione dello spirito e delle sue percezioni che dura ormai da secoli.
Potremmo discutere ore sugli uomini comuni e sui loro errori, (poichè essi non sanno ciò che fanno, noi soli lo sappiamo!) ma in questo scritto non tratteremo visioni semplicistiche, bensì discuteremo delle cose assolute, delle cose ultime, di ciò che alcuni determinati tipi di uomini intuiscono.
Ho sempre avuto il sospetto che all'uomo mancasse un certo tipo di formazione, un credo più ardente, un'aitante educazione per ciò che è profondo e vitale, ma ora i miei dubbi, le mie ombre, stanno diventando certezze; i miei pensieri a riguardo non si sono assopiti o dissolti, nessuno di loro è stato abbandonato anzi, uno per uno stanno prendendo forma, stanno iniziando a legarsi tra loro in modo indissolubile! ciò che avvertivo un tempo, è pronto per essere preso seriamente perchè ora tutto è più specifico: tutto è continuità, l'essere non è, l'essere diviene.
Gli uomini nascono predisposti al gioco, imparano a vivere per imitazione, per poi affrontare se stessi e la bramosa sete di conoscenza nell'età adulta; ma da dove nasce questa sete? Si potrebbe dire che come gli alberi, incuranti di ciò che gli sta attorno si spingono verso l'alto, così gli uomini superiori, incuranti della società che li circonda, si lanciano a braccia aperte nel mare della conoscenza interiore e universale. L'energia vitale potrebbe nascere da un elemento trascendentale, una radice comune che raggruppa indirettamente e che disseta un certo tipo di uomini, oppure è una "semplice" questione di volontà, di concentrazione, di predisposizione per ciò che sta in profondità. In ogni caso come si fa a non curare il proprio spirito, come si fa a tralasciare se stessi?
L'uomo ha abbandonato l'istinto per abbracciare il pensiero e le sensazioni; ora, il suo compito è coltivare se stesso dando piena fiducia alle proprie intuizioni, dispiegare energie e raccogliere emozioni.
Noi siamo in continua evoluzione, del resto nemmeno volendo riusciremmo a stare fermi! i cambiamenti sono segni di vita, le metamorfosi ci puliscono dal grigiume conferitoci dall'abitudine.
Non importa in quale paese viviamo o in quale casa passiamo le nostre giornate, ciò che conta è la nostra anima e nulla più; tutto ruota intorno ad essa e al vento che porta, tutto risplende in base al suo benessere. La natura, con la sua meraviglia, con le sue luci e le sue ombre, ci arreca gioia o tristezza in base al nostro stato d'animo. Possiamo andare a teatro a guardare lo spettacolo più comico della stagione, ma se cè qualcosa che turba la nostra anima, non ne apprezzeremo nemmeno un minuto. Una giornata di sole, non è una giornata di sole se la nostra anima è ferita. Tutto ruota in torno allo spessore e al benessere del nostro spirito perchè è da esso che dipende la nostra percezione della realtà.
L'umanità intera è perennemente permeata dalla bellezza che si rinnova giorno per giorno, il mondo è un mare di positività che ci plasma con le sue onde. Sta a noi avvertire e comprenderne il senso e la forza, sta a noi riconoscerci nell'unità del tutto e rendergli omaggio. Le nostre giornate sono colme di segni che riconducono all'unità delle cose e ai più nobili pensieri, come il profumo di un fiore che ricorda l'innocenza e la bellezza, la maestosità del mare che richiama la forza e la volontà, la dolcezza di una madre nei confronti del figlio che ricorda l'amore e la salvaguardia della specie, la cieca obbedienza di un cane al suo padrone che esalta le gerarchie naturali e l'invisibile connessione tra tutti gli esseri viventi, così diversi ma strettamente legati tra loro, e così via.
La sostanziale differenza che cè tra noi e la posizione delle religioni attuali, è che il nostro credo è amalgamato alla terra, tutto ruota intorno al grande caos e al nostro vivere a pieno il presente. Noi non ci curiamo dei grandi discorsi sulla vita dopo la morte, sulla reincarnazione e sulla salvezza eterna, perchè il nostro paradiso è il mondo intero nella sua molteplicità di fattori, il nostro successo risiede nella potenzialità di rendere la vita un pochino migliore a chi ci circonda, uomo, animale o vegetale che sia.
Come un cacciatore, il nostro spirito, sorvola le cose per conoscerle nella loro finalità, fino all'estremo dei confini, perchè l'eternità non è il dopo vita, ma il senso dell'esistenza terrena!
Soltando elevando la nostra anima potremo intravedere ciò che si nasconde dietro la realtà materiale delle cose e cogliere il senso dell'essere. Io personalmente sono riuscito a percepire questa sensazione solo due volte in tutta la vita, e soltanto per un'istante come accennavo prima, ma si narra che questa sensazione di risveglio, di illuminazione, in alcuni antichi maestri cinesi, si sia perpetuata per una vita intera, sembra che costoro abbiano inchiodato quell'attimo d'estasi, trasformando il lampo irruento in un sole ardente!
La percezione tipicamente materiale che abbiamo del mondo da generazioni, deve nettamente cambiare. Dando la giusta attenzione alla nostra anima, il futuro acquisterà un senso, l'amore prenderà voce e il silenzio a tarda sera sarà il nostro più caro amico! Possiamo fare tutto nella vita, ogni tipo di lavoro o studio, possiamo vedere civiltà sepolte o guerre sanguinose, vada come vuole il mondo, se noi coltiviamo noi stessi troveremo sempre dentro di noi una forza straordinaria! la nostra anima è tensione, sentimento e vita!
in fondo noi seguiamo ciò che hanno seguito nella storia i grandi eroi, i martiri, i poeti , i filosofi, i predicatori, gli artisti, i conquistatori, i cavalieri, e tutti coloro che hanno iniziato la loro vita tra la gente comune per finir nella più alta beatitudine.
è inutile cercare altre vie al di fuori della crescita interiore, perchè possiamo accumulare tutto il denaro e le proprietà che vogliamo, ma se questo è a discapito della nostra anima, del nostro credo, non godremo di alcuna felicità, perchè la felicità è qualcosa che solo l'anima percepisce!
Noi siamo gli eredi dei nostri antenati. In noi circola la loro evoluzione. Innumerevoli sono gli uomini che hanno abitato la terra, infiniti i loro pensieri. Se pensiamo intensamente alle varie epoche, alle realtà vissute, ai tempi antichi, se cogliamo per un istante il senso dell'infinità del tempo e del susseguirsi omogeneo delle distanze, la nostra anima si espande a dismisura; è come se il nostro io, per un istante, venisse colpito dal fulmine della percezione dell'essere rimanendone estasiato. In quei pochi secondi riusciamo a percepire la l'enormità dell'universo e la sua forza vitale, la bellezza degli uomini e le potenzialità di cui dispongono. Sono istanti che ci indicano la via per uno studio approfondito dell'essere umano, per una scienza che sia in grado di leggere l'uomo nella sua interezza e che dia un doveroso valore all'interiorità, che non sia mai fine a se stessa ma che dischiuda realtà indispensabili non solo al vivere, ma al vivere crescendo.
La storia è la biografia dell'esistenza umana e da essa derivano le molteplici capacità dell'uomo moderno nel campo della fisica, dell'architettura, della medicina e così via, ma l'uomo in genere, non ha mai approfondito i suoi brividi, non si è mai cercato, non ha mai frugato nelle viscere di se stesso! al contrario, ha spesso subordinato gli altri al sapere di se stesso, recando enormi danni alla società, e questo ha contribuito a promuovere una graduale atrofizzazione dello spirito e delle sue percezioni che dura ormai da secoli.
Potremmo discutere ore sugli uomini comuni e sui loro errori, (poichè essi non sanno ciò che fanno, noi soli lo sappiamo!) ma in questo scritto non tratteremo visioni semplicistiche, bensì discuteremo delle cose assolute, delle cose ultime, di ciò che alcuni determinati tipi di uomini intuiscono.
Ho sempre avuto il sospetto che all'uomo mancasse un certo tipo di formazione, un credo più ardente, un'aitante educazione per ciò che è profondo e vitale, ma ora i miei dubbi, le mie ombre, stanno diventando certezze; i miei pensieri a riguardo non si sono assopiti o dissolti, nessuno di loro è stato abbandonato anzi, uno per uno stanno prendendo forma, stanno iniziando a legarsi tra loro in modo indissolubile! ciò che avvertivo un tempo, è pronto per essere preso seriamente perchè ora tutto è più specifico: tutto è continuità, l'essere non è, l'essere diviene.
Gli uomini nascono predisposti al gioco, imparano a vivere per imitazione, per poi affrontare se stessi e la bramosa sete di conoscenza nell'età adulta; ma da dove nasce questa sete? Si potrebbe dire che come gli alberi, incuranti di ciò che gli sta attorno si spingono verso l'alto, così gli uomini superiori, incuranti della società che li circonda, si lanciano a braccia aperte nel mare della conoscenza interiore e universale. L'energia vitale potrebbe nascere da un elemento trascendentale, una radice comune che raggruppa indirettamente e che disseta un certo tipo di uomini, oppure è una "semplice" questione di volontà, di concentrazione, di predisposizione per ciò che sta in profondità. In ogni caso come si fa a non curare il proprio spirito, come si fa a tralasciare se stessi?
L'uomo ha abbandonato l'istinto per abbracciare il pensiero e le sensazioni; ora, il suo compito è coltivare se stesso dando piena fiducia alle proprie intuizioni, dispiegare energie e raccogliere emozioni.
Noi siamo in continua evoluzione, del resto nemmeno volendo riusciremmo a stare fermi! i cambiamenti sono segni di vita, le metamorfosi ci puliscono dal grigiume conferitoci dall'abitudine.
Non importa in quale paese viviamo o in quale casa passiamo le nostre giornate, ciò che conta è la nostra anima e nulla più; tutto ruota intorno ad essa e al vento che porta, tutto risplende in base al suo benessere. La natura, con la sua meraviglia, con le sue luci e le sue ombre, ci arreca gioia o tristezza in base al nostro stato d'animo. Possiamo andare a teatro a guardare lo spettacolo più comico della stagione, ma se cè qualcosa che turba la nostra anima, non ne apprezzeremo nemmeno un minuto. Una giornata di sole, non è una giornata di sole se la nostra anima è ferita. Tutto ruota in torno allo spessore e al benessere del nostro spirito perchè è da esso che dipende la nostra percezione della realtà.
L'umanità intera è perennemente permeata dalla bellezza che si rinnova giorno per giorno, il mondo è un mare di positività che ci plasma con le sue onde. Sta a noi avvertire e comprenderne il senso e la forza, sta a noi riconoscerci nell'unità del tutto e rendergli omaggio. Le nostre giornate sono colme di segni che riconducono all'unità delle cose e ai più nobili pensieri, come il profumo di un fiore che ricorda l'innocenza e la bellezza, la maestosità del mare che richiama la forza e la volontà, la dolcezza di una madre nei confronti del figlio che ricorda l'amore e la salvaguardia della specie, la cieca obbedienza di un cane al suo padrone che esalta le gerarchie naturali e l'invisibile connessione tra tutti gli esseri viventi, così diversi ma strettamente legati tra loro, e così via.
La sostanziale differenza che cè tra noi e la posizione delle religioni attuali, è che il nostro credo è amalgamato alla terra, tutto ruota intorno al grande caos e al nostro vivere a pieno il presente. Noi non ci curiamo dei grandi discorsi sulla vita dopo la morte, sulla reincarnazione e sulla salvezza eterna, perchè il nostro paradiso è il mondo intero nella sua molteplicità di fattori, il nostro successo risiede nella potenzialità di rendere la vita un pochino migliore a chi ci circonda, uomo, animale o vegetale che sia.
Come un cacciatore, il nostro spirito, sorvola le cose per conoscerle nella loro finalità, fino all'estremo dei confini, perchè l'eternità non è il dopo vita, ma il senso dell'esistenza terrena!
Soltando elevando la nostra anima potremo intravedere ciò che si nasconde dietro la realtà materiale delle cose e cogliere il senso dell'essere. Io personalmente sono riuscito a percepire questa sensazione solo due volte in tutta la vita, e soltanto per un'istante come accennavo prima, ma si narra che questa sensazione di risveglio, di illuminazione, in alcuni antichi maestri cinesi, si sia perpetuata per una vita intera, sembra che costoro abbiano inchiodato quell'attimo d'estasi, trasformando il lampo irruento in un sole ardente!
La percezione tipicamente materiale che abbiamo del mondo da generazioni, deve nettamente cambiare. Dando la giusta attenzione alla nostra anima, il futuro acquisterà un senso, l'amore prenderà voce e il silenzio a tarda sera sarà il nostro più caro amico! Possiamo fare tutto nella vita, ogni tipo di lavoro o studio, possiamo vedere civiltà sepolte o guerre sanguinose, vada come vuole il mondo, se noi coltiviamo noi stessi troveremo sempre dentro di noi una forza straordinaria! la nostra anima è tensione, sentimento e vita!
in fondo noi seguiamo ciò che hanno seguito nella storia i grandi eroi, i martiri, i poeti , i filosofi, i predicatori, gli artisti, i conquistatori, i cavalieri, e tutti coloro che hanno iniziato la loro vita tra la gente comune per finir nella più alta beatitudine.
è inutile cercare altre vie al di fuori della crescita interiore, perchè possiamo accumulare tutto il denaro e le proprietà che vogliamo, ma se questo è a discapito della nostra anima, del nostro credo, non godremo di alcuna felicità, perchè la felicità è qualcosa che solo l'anima percepisce!
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5.4.09
Per una filosofia applicata alla vita
PREFAZIONE
La filosofia per essere utile deve essere in grado di sostenere la realtà. In due secoli, solo pochi movimenti hanno tentato di applicare il loro pensiero alla vita, senza per altro trarne reali benefici. Siamo figli e debitori degli antichi, perchè è da loro che proveniamo, in noi circola la loro evoluzione. Noi tutti abbiamo goduto nel leggere i dialoghi platonici o la dialettica socratica, ma è arrivato il momento di concretizzare la filosofia e di applicare la poesia alla vita. Quante volte ho sentito dire che filosofi e poeti sanno solo dar vita a un fiume di parole e nient'altro, o come disse uno dei padri dell'antica scuola, che "la poesia è il vino dei demoni" per la sua capacità di colmare l'immaginazione, per mezzo della menzogna. Dobbiamo mettere a tacere una volta per tutte queste critiche, con un differente metodo di pensiero, con un rivoluzionario modo di concepire e di vivere l'esistenza. L'unica strada che noi uomini superiori abbiamo per arrivare a compiere questo grande passo in avanti, è esternare le nostre pulsioni interiori con l'ausilio della ragione. Penetrare in profondità la nostra anima e sentire ciò di cui abbiamo bisogno, sarà la normativa che ci evolverà ad una semplificazione poetico-filosofica applicata alla vita. é giunto il momento di far coincidere la teoria con la prassi, è tempo che mille fiori sboccino. Pertanto qui intendo esporre il primo capitolo della filosofia evolutiva, che si presenta come forza anticonformista all'interno del mondo filosofico.
La filosofia per essere utile deve essere in grado di sostenere la realtà. In due secoli, solo pochi movimenti hanno tentato di applicare il loro pensiero alla vita, senza per altro trarne reali benefici. Siamo figli e debitori degli antichi, perchè è da loro che proveniamo, in noi circola la loro evoluzione. Noi tutti abbiamo goduto nel leggere i dialoghi platonici o la dialettica socratica, ma è arrivato il momento di concretizzare la filosofia e di applicare la poesia alla vita. Quante volte ho sentito dire che filosofi e poeti sanno solo dar vita a un fiume di parole e nient'altro, o come disse uno dei padri dell'antica scuola, che "la poesia è il vino dei demoni" per la sua capacità di colmare l'immaginazione, per mezzo della menzogna. Dobbiamo mettere a tacere una volta per tutte queste critiche, con un differente metodo di pensiero, con un rivoluzionario modo di concepire e di vivere l'esistenza. L'unica strada che noi uomini superiori abbiamo per arrivare a compiere questo grande passo in avanti, è esternare le nostre pulsioni interiori con l'ausilio della ragione. Penetrare in profondità la nostra anima e sentire ciò di cui abbiamo bisogno, sarà la normativa che ci evolverà ad una semplificazione poetico-filosofica applicata alla vita. é giunto il momento di far coincidere la teoria con la prassi, è tempo che mille fiori sboccino. Pertanto qui intendo esporre il primo capitolo della filosofia evolutiva, che si presenta come forza anticonformista all'interno del mondo filosofico.
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